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Bce, maxi-asta per le banche

di Marika de Feo

FRANCOFORTE — Risultati da record anche nel secondo maxi-prestito della durata di tre anni, lanciato dalla Banca centrale europea per limitare la restrizione del credito e attenuare l'impatto della crisi del debito sull'economia reale. Nel complesso, 800 banche europee hanno ottenuto contro garanzie, consegnate alla Bce, liquidità pari a 529,5 miliardi di euro, al tasso di interesse dell'1%: nell'asta del dicembre scorso l'Eurotower aveva prestato 489 miliardi a 529 banche. Nell'operazione in totale, gli istituti italiani hanno giocato un ruolo importante ricevendo complessivamente 139 miliardi.
Si tratta di un'iniezione di liquidità superiore alle attese di 470-500 miliardi che, secondo le indiscrezioni trapelate, ha visto schierate questa volta anche un gran numero di banche di medie dimensioni. Questo è un fatto molto positivo, secondo i primi giudizi degli esperti, perché ora ci sono maggiori probabilità che gli istituti piccoli e medi nelle prossime settimane aumentino i prestiti alla clientela, generalmente piccole e medie imprese (considerate i maggiori datori di lavoro) contribuendo così a migliorare il clima economico già definito da Draghi «in via di stabilizzazione», malgrado le gravi incertezze che restano. In questo caso sarebbe centrato anche l'obiettivo del «Big Bertha» (il supercannone dei tedeschi nella Prima guerra), come ha ironicamente chiamato Draghi il maxi-prestito in un'intervista di qualche giorno fa al quotidiano Faz.
La Bce spera che l'asta faccia affluire i crediti a famiglie e imprese e rifornisca le banche di liquidità, in vista dei 360 miliardi di titoli che arriveranno a maturazione entro la fine del 2012: anche questo aiuterebbe a normalizzare i rendimenti nei Paesi del Sud-Europa, migliorando il clima economico e di fiducia. E per sostenere la richiesta di liquidità i banchieri centrali hanno proceduto in sette Paesi, fra cui l'Italia, nei quali il credit crunch e le difficoltà economiche sono più sentite, ad allargare la liste di garanzie ammissibili anche ai prestiti bancari con criteri di idoneità nazionali. E non stupisce che circa due terzi della liquidità sia stata presa a prestito in tre Paesi, che secondo indiscrezioni non confermate, dovrebbero essere la Francia e due Stati, nei quali si è accettata una lista dei collaterali più ampia, come l'Italia e la Spagna. Come accennato, anche le banche italiane hanno attinto per un quinto alla liquidità illimitata: Banca Intesa ha ottenuto 24 miliardi, «per avere tutte le risorse necessarie per sostenere lo sviluppo del Paese, delle imprese e dello Stato», e non perché «costretti da una situazione di liquidità», ha spiegato il ceo Enrico Tomaso Cucchiani. Anche Unicredit per lo stesso motivo ha richiesto sotto i 12,5 miliardi, Mps fra i 10 e 15, mentre è di 6 miliardi la partecipazione di Ubi, e di 3,5 quella del Banco Popolare (1,7 miliardi garantiti dallo Stato) e di Mediobanca.
Le differenze fra Paesi nei criteri di idoneità delle garanzie per i prestiti ha creato una tendenza imprevista: circa cinque banche su otto, basate in Paesi a Tripla A, si sono precipitate ad attingere liquidità attraverso le filiali estere, come quelle italiane e spagnole. Top secret per ora i nomi, a parte quelle che l'avevano preannunciato, come Commerzbank, Lloyd, Rbs. Nel complesso dunque, gli istituti hanno seguito l'invito di Draghi a non avere timori di mostrare debolezze nell'accedere al maxi-prestito straordinario, che potrebbe essere anche l'ultimo. I mercati europei, dapprima euforici, hanno chiuso sulla parità in serata, sulla scia di Wall Street, nonostante la revisione al rialzo, al 3%, del Pil americano nel quarto trimestre del 2011, perché il capo della Fed Ben Bernanke non ha ventilato una nuova manovra espansiva ma mantiene l'attuale politica accomodante.
 

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