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Bce, l’Italia trovi soluzioni

Probabilmente la querelle Bce-Corte costituzionale tedesca troverà soluzione perché la prima ha un argomento indiscutibile: difende la stabilità dell’euro ricorrendo a compensazioni degli effetti asimmetrici dell’impatto economico della pandemia, missione primaria del suo statuto.

Ma non basterà. L’immagine della Bce che risponde, pur via Bundesbank, ad una domanda carica di pretesa giurisdizionale, ne limita comunque la credibilità di prestatore di ultima istanza illimitato agli occhi del mercato.

Chi scrive, in particolare, ha in mente la quantità di debito extra e pregresso, e la sua durata, che la Bce potrà trattenere nel proprio bilancio, sterilizzandolo. Se lo farà in base ad un calcolo tecnico e indipendente di stabilità l’Eurozona non avrà (macro)problemi prospettici.

Ma se sarà penetrata da un criterio politico restrittivo li avrà. Pertanto ci vorrebbe un pronunciamento da parte della fonte di diritto comunitario che confermi l’indipendenza della Bce.

Tuttavia, va valutato il problema di non creare nell’elettorato tedesco (che ancora non ha digerito l’euro, che è rimasto scosso dai rendimenti negativi, ecc) un dissenso che ecceda la capacità del sistema politico di contenerlo.

Un’azione a guida francese, poi, per comprimere la Germania non sembra una soluzione rassicurante per l’Italia indebitata: finirebbe in un compromesso comunque subottimale per l’Italia stessa perché Berlino darebbe a Parigi un privilegio selettivo, come fatto da un decennio in materia di extradeficit, in cambio di una riconvergenza rigorista.

Pertanto è prudente che l’Italia si prepari a mostrare concretamente capacità di reperire risorse non a debito e non totalmente in dipendenza da euromeccanismi.

Un articolo di Jim O’Neill – ex ministro del Tesoro britannico – e di Domenico Lombardi, ex Fmi, segnala la possibilità di conferire la quota nazionale dei Diritti speciali di prelievo nel Fmi entro un veicolo che li trasformi in equity, raccogliendo dal mercato liquidità a leva: 43 miliardi di dollari su cui appoggiare una leva a cinque, cioè 215. Effettivamente tali risorse non sarebbero catalogate come debito.

Un’altra opzione è creare un «fondo nazionale» che raccolga risparmio italiano per almeno 200 miliardi allo scopo di comprare nuove emissioni ventennali di debito sovrano. Ciò sarebbe una semi-sterilizzazione.

Le due soluzioni sarebbero combinabili. Qui se ne fa cenno per approfondirle e cercarne altre ritenendole necessarie per sostenere la fiducia sull’Italia in caso di ombrello Bce vulnerabile a buchi.

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