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Bce, liquidità ampia e tassi bassi Draghi lascia il pilota automatico

«Sfortunatamente», l’ampio grado di accomodamento monetario della Bce deciso e rafforzato con l’ultimo pacchetto di misure di stimolo è «pienamente giustificato» dai dati economici più recenti che continuano a confermare «abbondantemente» un ulteriore indebolimento dell’economia nell’area dell’euro. L’indice Pmi ha toccato il punto più basso dal 2012 e il calo dell’industria manifatturiera si sta estendendo ai servizi, con la Germania sull’orlo della recessione. Il rischio più grande, per l’Europa e per la stabilità finanziaria, è la crisi economica mentre i benefici, per l’inflazione, l’occupazione, la profittabilità delle banche, il credito per le Pmi, vengono dalla ripresa economica che va sostenuta dalla politica monetaria accomodante. È questa la Bce che lascia Mario Draghi al termine del suo mandato, dopo l’ultimo Consiglio direttivo da lui presieduto, e che i mercati vedono ora impostata con il pilota automatico espansivo: in un contesto di rischi per le prospettive di crescita che restano orientati verso il basso, la politica monetaria resterà anch’essa accomodante per un prolungato periodo di tempo. Con un Consiglio direttivo che ieri ha riaffermato la politica monetaria, la sua voglia di «unità» e sottoscrivendo così il quarto pacchetto Draghi di stimolo.

Nella sua ultima conferenza stampa da presidente, in risposta a una domanda che gli chiedeva se non avesse preferito chiudere ilmandato con un rialzo dei tassi all’insegna del ritorno alla normalità, Draghi ha detto che in effetti nel 2017 «stavamo gradualmente cambiando rotta per prepararci all’uscita dalla politica accomodante, ma poi le condizioni sono cambiate». E in riferimento all’ultima riunione dell’Fmi, Draghi ha commentato come il contesto sia cambiato: «Fino a non molto tempo fa, si diceva che i tassi sono bassi ma saliranno mentre adesso il senso è un altro, i tassi resteranno bassi, i tassi reali sono scesi e così anche l’uscita dalle politiche non convenzionali è slittata».

In quanto ai timori dei mercati che vedono una cassetta degli attrezzi più vuota che piena, Draghi ha difeso tanto i tassi di interesse negativi quanto la potenza di fuoco del programma di acquisti di attività, lasciando così intendere che c’è ancora ampio spazio di manovra. «L’impatto dei tassi negativi è stato molto positivo, di stimolo all’economia e sull’occupazione esattamente come ci aspettavamo – ha rincarato Draghi -. I miglioramenti all’economia per via dei tassi negativi hanno più che controbilanciato gli effetti collaterali». Il presidente uscente ha poi aggiunto che la Bce è consapevole del rischio degli effetti collaterali nel caso i tassi negativi rimangano «per un lungo periodo di tempo» e per questo monitora costantemente la situazione e ha introdotto il sistema a due livelli per la remunerazione delle riserve, «in parte per compensare le banche». E in quanto al programma di acquisti di assets, essendo open ended Draghi ha convenuto che i mercati si interrogano sui limiti del pool dei titoli acquistabili . «Non vedo questo tipo di problema in tempi stretti, c’è abbastanza tempo per andare avanti», ha detto, spiegando che la divergenza dei calcoli tra quelli della Bce (più larghi) e quelli dei mercati (più stretti, soprattutto in merito ai titoli di Stato tedeschi considerati molto vicini al tetto massimo) può derivare dalle ipotesi sottostanti sulle emissioni attese dei titoli di Stato. Draghi ha poi ricordat oche i limiti sul programma sono «auto-imposti» e che la Bce a questo riguardo ha ampi margini discrezionali. Infine, ha ricordato che la chiave capitale è in riferimento alle consistenze e non ai flussi dei titoli del programma.

Il filo conduttore di tutte le risposte date ieri alla sua ultima conferenza stampa è stato quello dell’impegno totale con il quale tutta la Bce «persegue il suo mandato», guardando al passato e al futuro.

Dove invece Draghi non è sceso nel dettaglio ma anzi non ha risposto proprio è a tutte ledomande su l suo futuro, se entrerà in politica, se diventerà presidente della Repubblica in Italia, cosa farà insomma dopo la Bce. «Non lo so, chiedetelo a mia moglie. Lei lo sa di sicuro, anzi, me lo auguro», ha glissato sorridendo. La moglie Serena era lì a pochi metri ad aspettarlo per partecipare ad un brindisi organizzato a sorpresa per i giornalisti che hanno continuato a fare domande su domande al presidente. «Ma la conferenza stampa è finita!», ha detto divertita Christine Graeff, director general della comunicazione Bce. E per i media, l’era Draghi è finita lì.

Isabella Bufacchi

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