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Bce: l’economia rallenta ancora. Pronti a ricalibrare gli interventi

«Abbiamo imparato dalla prima ondata della pandemia e pensiamo di poter far meglio a condizione che le politiche sia monetarie che fiscali messe in campo sino ad ora continuino a supportare l’economia», afferma Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea parlando al Forum (virtuale) della Bce sulle banche centrali. «Il livello di queste misure è importante, ma la durata sarà un fattore altrettanto critico», precisa. E implicitamente ribadisce quanto scritto nell’ultimo Bollettino Bce pubblicato ieri. Davanti al perdurare dell’aumento dei contagi, che «con ogni probabilità» porterà a «un significativo ridimensionamento della crescita del Pil nell’ultimo trimestre dell’anno», il Consiglio direttivo «ricalibrerà i suoi strumenti ove opportuno».

Eppure oggi, una parte del «mare di incertezza» di qualche mese è stata rimossa con le elezioni americane e i passi in avanti sui vaccini, valuta Lagarde. Cauta, perché «rimangono questioni di logistica su come distribuire il vaccino nel 2021 e su quante persone andranno vaccinate prima che si possa arrivare a un’immunità di gregge».

Un vaccino efficace è «una buona notizia per il medio termine», ripete il presidente della Federale Reserve, Jerome Powell, intervenendo al Forum di Francoforte. Ma avverte che «i prossimi mesi potrebbero essere difficili». Non lo preoccupa tanto il fatto che la ripresa dell’economia Usa «sta rallentando un po’», «comprensibile» visto quanto veloce e forte è stata la ripresa a maggio e giugno. L’economia è «davvero su un solido percorso di ripresa» e il rischio più grande è «una maggiore diffusione della malattia». Ma c’è un altro rischio. «Anche se la disoccupazione dovesse scendere e dovesse esserci un vaccino, ci sarà probabilmente un gruppo sostanzioso di lavoratori che avranno bisogno di aiuto per trovare la loro strada in un’economia post-pandemica, perché sarà diversa». Il virus ha portato una forte accelerazione tecnologica che spinge verso la digitalizzazione e l’automazione, lasciando molti lavoratori indietro.

Vale anche per l’Europa, dove soffrono soprattutto aziende e lavoratori meno preparati alla rivoluzione digitale in atto. Perciò la ripresa nella zona euro «continua a essere disomogenea» e «il settore dei servizi il più duramente colpito dalla pandemia». Una delle conseguenze del maggior rischio percepito sono «meno prestiti a famiglie e imprese» da parte delle banche.

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