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Bce, le sfide di Draghi


di Pietro Bonazza  

Il Bollettino economico n. 4 della Bce, diffuso da alcuni giorni, riferisce fenomeni o già noti o scontati, soprattutto sull'incremento di un quarto di punto dei tassi d'interesse di riferimento per frenare il tasso d'inflazione, che in marzo è balzato al 2,6 per cento e tende verso l'alto. La Bce rassicura che non costituirà un freno alla ripresa, dato che la liquidità pare buona nel circuito dell'Euro. D'altra parte un quarto di punto è più un annuncio che un provvedimento restrittivo, perché la politica monetaria resta accomodante, quindi i salici piangenti possono risparmiare liquido. I veri problemi sono principalmente quattro, Grecia a parte: a) cresce in tutta Europa il disamore e la mancanza di fiducia per l'istituzione comunitaria, persino in Germania, alla quale la Bce è in alcune decisioni asservita; b) cresce nelle banche italiane la fame di capitali, come dimostrano gli aumenti proposti dalle maggiori in questi giorni. Ci si chiede: se è vero che la liquidità monetaria resta abbondante nella zona dell'Euro, perché le banche italiane sono affamate? Che è come chiedere: quali sono i programmi «veri» o i mali fin qui nascosti che stanno alla base? Intendono sostenere la ripresa economica pur in presenza minacciosa di Basilea-3 oppure alimentare il comparto speculativo? c) questo è il nervo scoperto, perché la Bce ripete l'accusa di attività speculative (le chiama con eufemismo «tensioni finanziarie») «che si potrebbero propagare all'economia reale». Non ho dubbi che sia così, però, dati i continui piagnistei e le colpevolizzazioni della speculazione, è lecito ritenere che «piangere sul latte versato» e fermarsi alla domanda senza proposte e interventi seri è colpevole ignavia; d) parte del fenomeno di crescita dei prezzi è dovuto ai rincari dell'energia ed è vero; ma il fenomeno non dovrebbe avere pesanti effetti sulla concorrenza dei Bric, che pure subiscono l'effetto dei rincari petroliferi, non avendo risorse significative di fonti non rinnovabili. La debolezza dell'Europa è emersa soprattutto in questi ultimi tempi di guerra alla Libia, spinta con viva forza anche dall'Inghilterra, che non fa nemmeno parte dell'Euro ed è europea a meno della metà, lasciandoci soli invasi da sbarchi clandestini. Il nostro paese è uno «stivale» senza suola, che cammina a piedi nudi; a Bruxelles lo sanno e ne godono, mentre noi non abbiamo il coraggio di trarne le conseguenze. Nel contesto di un Euro, che è il riflesso dell'attuale non-Europa, non è invidiabile il prossimo incarico di Draghi, costretto a condurre un natante di scarso tonnellaggio in mare aperto.
 

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