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Bce Le mosse di Mario Draghi: ora più credito e niente alibi Scelta forzata per i banchieri

Segui i soldi, dicono gli americani, follow the money . I soldi si muovono, silenziosamente, rapidamente. L’annuncio del presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, di giovedì 5 giugno, con il quale ha spiegato la nuova azione della Bce a sostegno dei mercati, della crescita e della lotta alla deflazione, ha già prodotto i primi effetti. Non solo si è abbassato in maniera evidente lo spread , ovvero il differenziale di rendimento, tra i titoli di Stato italiani e tedeschi, ma le banche europee hanno riportato a casa buona parte della loro liquidità depositata a Francoforte. 
In poche ore dai forzieri della Banca centrale europea sono spariti 25 miliardi di euro di depositi bancari per i quali le banche avrebbero dovuto corrispondere il pagamento dello 0,1 per cento. Draghi conosce il mercato e i suoi colleghi: è bastato annunciare che i depositi presso la Bce non sarebbero più stato remunerati (anzi, gravati di un costo) per indurre le banche del Vecchio continente a riportare a casa il denaro e, probabilmente, a cercare un modo più remunerativo per impiegarlo.
Commerzbank, uno dei grandi gruppi creditizi tedeschi, ha annunciato la volontà di giungere al ritiro di tutta la liquidità in eccesso depositata presso la banca centrale.
Per avere una corretta dimensione del fenomeno, si consideri che prima del 5 giugno i depositi ammontavano a 39 miliardi di euro. Ora sono scesi a 13,6 miliardi, al livello del 2011. Sedici di quei 25 miliardi sono peraltro ancora a Francoforte, parcheggiati in Bund tedeschi (che rendono poco più di nulla), in attesa di completare i calcoli sulla Riserva obbligatoria, visto che gli istituti di credito andranno a pagare esclusivamente per la parte depositata in Bce eccedente la riserva obbligatoria. La manovra di Draghi (riduzione dei tassi – l’overnight Eonia è passato dallo 0,4 per cento allo 0,06 per cento –; nuovi finanziamenti al sistema bancario per 400 miliardi – Tltro – ma con vincolo di destinazione; sospensione delle operazioni di fine tuning ), hanno comunque trovato accoglienza positiva.
Dei 400 miliardi di Tltro, un centinaio potrebbero finire attraverso il sistema creditizio alle imprese italiane per nuovi investimenti. Dovrebbero essere la molla per far ripartire l’economia.
Quattro dei principali manager bancari italiani (Federico Ghizzoni di Unicredit, Carlo Messina di Intesa Sanpaolo, Pier Francesco Saviotti del Banco Popolare e Giuseppe Castagna della Popolare di Milano) ne sono convinti.
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