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Bce, le banche italiane superano gli esami

Le banche italiane superano gli esami della Bce – il cosiddetto Srep – con risultati complessivamente positivi: nonostante l’innalzamento generalizzato (seppur in misura contenuta) dei ratio patrimoniali, nessun istituto dovrebbe essere chiamato a varare nuove operazioni di rafforzamento patrimoniale (eccezion fatta per Pop. Vicenza e Veneto Banca, che però hanno già detto di voler procedere in questa direzione). Un risultato reso possibile dal buon livello di patrimonializzazione medio del sistema. Nel contempo, dei 13 istituti italiani sotto esame, la maggioranza è stata inserita in classe 3 dagli ispettori della Bce (in una scala dove 1 è il giudizio migliore e 4 il più basso). Una banca (Intesa) è in classe 2, mentre solo quattro istituti sono in classe 4: sono Mps, Carige, PopVi e Veneto Banca.Sono questi gli esiti più rilevanti del processo di revisione prudenziale messo in atto dalla Bce sulle principali 123 banche europee, di cui 13 italiane. 
I nuovi target Bce
Lo Srep (acronimo di Supervisory review and evaluation process) serve a verificare che le banche abbiano tutti i presìdi di natura patrimoniale e organizzativa per far fronte ai rischi assunti nell’esercizio del loro business. Finora condotto annualmente da Bankitalia, l’esame da quest’anno è stato interamente gestito da Bce ed è arrivato a conclusione nelle scorse settimane. A valle di questo lungo percorso di verifica, il consiglio del Single Supervisory Mechanism lo scorso 3-4 settembre ha approvato le bozze delle decisioni del capitale – le cosiddette draft capital decision – di gran parte delle banche europee sotto Vigilanza. Si tratta dei nuovi requisiti (provvisori) di Cet 1 ratio – il livello minimo di capitale di qualità primaria – che le banche europee dovranno rispettare, in linea di massima, entro il primo semestre del prossimo anno. Il processo di comunicazione dei dati è partito, ma in via informale gli istituti hanno già avuto i primi riscontri informali. A quanto risulta, praticamente tutti gli istituti italiani avrebbero visto “lievitare” i Cet 1 ratio minimi rispetto a quelli fissati a valle del precedente Srep, come era di fatto nelle attese. Tuttavia le performance delle banche italiane sono state migliori delle previsioni. In linea di massima, l’asticella di capitale sarebbe stata rialzata in media dello 0,5% per ogni singolo istituto. Di positivo c’è che, a quanto risulta dalle fonti contattate dal Sole24Ore, tutte le banche domestiche già oggi risulterebbero in possesso di requisiti superiori a quelli ritoccati da Bce. Caso a parte fanno Pop.Vicenza e Veneto Banca: in questo caso i coefficienti patrimoniali sarebbero ancora in corso di valutazione. D’altra parte le due banche venete hanno già annunciato aumenti di capitale che serviranno a riportare in equilibrio il capitale, e hanno un percorso di fatto tracciato. Va ribadito che per tutte le banche le indicazioni Bce sono preliminari e provvisorie: gli istituti avranno qualche settimana di tempo per fare controdeduzioni. Tra ottobre e novembre, una volta approvate dal Governing council della Bce, le nuove richieste diventeranno ufficiali.
Benchè i nuovi target Bce non impongano aumenti di capitale straordinari, l’effetto generalizzato dello Srep è una erosione dei buffer di capitale che le banche hanno faticosamente costruito nella lunga stagione degli aumenti di capitale legata all’Aqr e agli stress test, quando furono raccolti 10-15 miliardi di euro freschi dall’intero sistema. A ridursi è quindi la quantità di capitale libero da girare all’economia reale in forma di prestiti. Ma nel frattempo, rischiano di ridursi anche gli spazi di manovra dei banchieri per operazioni straordinarie, come possono essere eventuali acquisizioni di altre banche. Inoltre, a quanto risulta, alle banche potrebbero essere richiesti correttivi sul fronte della liquidità (con un innalzamento dei requisiti minimi di liquidità a breve) e sul modello di business che, se ritenuto non stabile dal punto di vista della profittabilità, potrebbe essere messo nel mirino, magari con la richiesta di interventi sul fronte delle remunerazioni interne.
L’esito dello Srep
Come detto lo Srep ha analizzato, tra gli altri, i processi interni di governance, i rischi relativi al capitale (mercato, operativi, di credito e controparte) e la liquidità. Tutto è stato sintetizzato in un voto complessivo ma riservato. La classificazione va da 1 (banca che non presenta rischi evidenti), 2 (basso livello di rischio), 3 (medio), 4 (elevato) fino ad arrivare ad F, sinonimo di una banca “failing or likely to fail”, senza i sufficienti requisiti patrimoniali e che necessita dell’intervento del fondo di risoluzione. A quanto risulta (si veda il quotidiano di ieri), gli esiti sono questi: Intesa Sanpaolo è stata inserita in classe 2; Ubi, Bpm, Bper, Banco Popolare, Mediobanca, UniCredit, Popolare di Sondrio, Iccrea in classe 3; Carige, Mps, Popolare Vicenza e Veneto Banca in classe 4. Va sottolineato che, all’interno delle singole classi di rischio, esistono comunque livelli di forza differenti: sfumature che emergeranno dalle comunicazioni dei Cet 1 definitivi alle singole banche.

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