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Bce, Lagarde subito in trincea per rilanciare la linea Draghi

BERLINO — L’attesa sarà trepidante, quando alle 14,30 in punto la neo presidente della Bce, Christine Lagarde, comincerà a commentare le decisioni di politica monetaria adottate dal Consiglio direttivo dei banchieri centrali. Anche se non sono attese grandi novità, il linguaggio sarà importante, ogni sillaba soppesata. E di Lagarde si è notato solo che ha recentissimamente adottato uno stile più sobrio, quasi penitenziale, forse per convincere gli austeri monaci a guardia dell’euro che persino una donna può guidare la Bce. In ogni caso, l’ex direttrice del Fmi comincia il suo mandato in trincea. Dopo l’ultimo pacchetto di misure approvato a settembre da Draghi, la banchiera francese rischiava di ritrovarsi i suoi due connazionali all’opposizione: Benoit Coeurè e il governatore della Banca centrale francese, François Villeroy de Galhau, si erano opposti al riavvio del programma di acquisti di titoli di Stato, il cosiddetto quantitative easing (Qe). E avevano anche espresso il loro dissenso su un ulteriore taglio del tasso sui depositi. Per il resto, il fronte dei ribelli si era nutrito dei “soliti” falchi, dunque tedeschi, olandesi e austriaci. Ma nella riunione successiva — l’ultima di Draghi — sembra che le distanze tra i fronti si siano ridotte. Del resto, il Consiglio direttivo di ottobre non ha potuto far altro che constatare che l’economia continua a muoversi a ritmi striscianti, quando non rischia addirittura di fermarsi. E l’inflazione è ancora lontanissima dagli obiettivi programmatici, dal 2 per cento statutario.
Una scorciatoia, ovvio, ci sarebbe. Cambiare l’obiettivo, abbassarlo, e riprendersi i margini per politiche monetarie un po’ meno generose. È il sogno segreto di tanti falchi, e ieri, non a caso, l’ennesimo editoriale su un grande giornale tedesco invitava la Bce a fare esattamente questo. Ma quanto sarebbe credibile Francoforte, se ammettesse implicitamente di non riuscire a raggiungere il suo obiettivo e lo abbassasse, per dire, dal 2 all’1 per cento? Anche se il dibattito è in corso da mesi ed è legato a quello sul rischio di una stagnazione secolare, su anni o decenni a venire che rischiano di essere caratterizzati da una crescita al palo. Un orizzonte che condannerebbe Lagarde a confermare a lungo l’attuale traiettoria di politica monetaria. Come la Fed americana che ieri ha lasciato invariati i tassi (1,50%-1,75%) che potrebbero restare a questi livelli per tutto il prossimo anno.
L’altra grande sfida per Lagarde è quella di provare a convincere i governi dell’eurozona a mettere sul piatto misure di stimolo per la crescita. Il messaggio della Bce è diventato martellante nella richiesta rivolta soprattutto a governi che hanno i margini fiscali, come la Germania, a fare scelte pro-crescita. Scongiurare la stagnazione secolare e la condanna eterna a politiche iper-accomodanti — e ai falchi perennemente in trincea — sarà uno dei suoi principali obiettivi.
Infine, chissà se qualcuno si lancerà da oggi in una “foulardologia”: Lagarde è nota per la sua predilezione per quelli di Hermès. Non ci sarebbe nulla d i strano: negli ultimi otto anni qualche aruspice ha disperatamente tentato di stabilire una correlazione tra il colore delle cravatte di Draghi e le decisioni di politica monetaria. Risultato: il bordeaux o il blu erano random, indipendenti dai suoi umori da falco o da colomba. Così, gli analisti di tutto il globo sono stati inevitabilmente costretti a farsi sorprendere dalle sue parole. E da oggi penderanno dalle labbra della sua erede.

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