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Bce, Lagarde al debutto “L’euro sopravvive se c’è fiducia fra i Paesi”

Quando Christine Lagarde cadde e si sbucciò il ginocchio durante un vertice internazionale, Wolfgang Schaeuble le permise di spingergli la carrozzina per consentirle di nascondere la macchia di sangue sui pantaloni. Da allora, la presidente della Bce è tra le rare persone che hanno mantenuto quel privilegio. Uno dei tanti sintomi del profondo rapporto di fiducia che lega i due, nonostante gli anni tormentati della crisi in cui l’ex direttore generale del Fmi e l’ex ministro delle Finanze si sono trovati spesso su fronti opposti, ad esempio sull’annosa questione della ristrutturazione del debito greco.
Ciò non ha impedito a Lagarde di regalare a Schaeuble un barattolo di miele del suo alveare o di mandargli dei fiori in ospedale, come ha raccontato in una lunga intervista allo “Spiegel” delle scorse settimane con il quale è cominciato, prima ancora della data ufficiale, il suo mandato alla Bce. E ieri, per la sua prima uscita pubblica nel suo nuovo incarico, Lagarde ha confermato un invito nella tana del lupo che le era arrivato quando era ancora direttore generale del Fmi. A Berlino, la sua laudatio a Schaeuble, al quale ha consegnato il più importante premio degli editori di giornali, il Victoria Preis, si è inevitabilmente trasformata nella seconda tappa importante della “charming offensive” che l’ex ministra delle Finanze francese ha avviato nei confronti del Paese più ostile alle attuali politiche monetarie della Bce. «Chiunque si aspetti che io parli di politica monetaria abbandoni la sala», ha messo subito in chiaro. E ha dedicato i suoi dieci minuti interamente all’elogio di Schaeuble, «lo statista, l’uomo del rigore e dell’impegno». Certo, il presidente del Bundestag è stato anche tra gli avversari più feroci di Draghi, che accusò addirittura di aver alimentato il voto dell’ultradestra Afd e con il quale si scontrò sulla proposta di far uscire la Grecia temporaneamente dall’euro. E Lagarde ha già segnalato a più riprese di essere totalmente in sintonia con le scelte di Draghi, e ha lasciato capire che proseguirà con le politiche monetarie impostate dal suo predecessore – anche perché il quadro economico lo impone.
Ma la presidente francese della Bce ha preferito ieri, astutamente, ricordare l’impegno di Schaeuble a favore dell’Europa, sottolinearne la profonda consapevolezza – citandolo – che «ciò che fa bene all’euro, fa bene alla Germania, ciò che non fa bene all’euro, non può far bene alla Germania». E lodandone sia la capacità di «capire che l’euro può solo sopravvivere se c’è fiducia reciproca tra i Paesi», sia quella di comprendere «che attenersi alle regole non vuol dire rinunciare alla creatività». Lagarde ha preferito sedurre Schaeuble e la platea berlinese anche con un brevissimo saluto in lingua: allo “Spiegel” già fatto sapere che imparerà la lingua di Goethe, esattamente come fece il primo presidente francese della Bce, Trichet (Draghi si astenne, gli bastò l’elmetto prussiano che gli regalò paternalisticamente la Bild per ricordargli che si trovava in Germania).
«Io e Wolfgang siamo entrambi giuristi» ha sorriso, e non solo per segnalare la sintonia con il presidente del Bundestag. Ma anche per ricordare che nei giorni convulsi in cui si decideva la sua nomina, molti commentatori misogini si erano buttati su quel dettaglio per insinuare che fosse “unfit”, non all’altezza del compito. A Schaeuble quel rimprovero, quando era ministro delle Finanze, nessuno si è mai sognato di farlo.

Tonia Mastrobuoni

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