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Bce, la vittoria di Mario Draghi “Acquisto illimitato di titoli”

«Le outright monetary transactions, gli acquisti illimitati di titoli sovrani a breve termine sui mercati secondari, partono. Garantiremo la stabilità monetaria, correggeremo le storture sui mercati del debito, ripristineremo una vera politica monetaria unica». Nell’affollatissima sala al secondo piano della Eurotower a Francoforte, scaldata dall’ultimo sole estivo, Mario Draghi si concede un timido sorriso soddisfatto, si gode la vittoria. E un sarcasmo sui rigoristi sconfitti: «La decisione è stata quasi unanime, nel consiglio direttivo c’è stato solo un no, vi lascio indovinare di chi». Molti ridono. E’ partita così la svolta storica della Banca centrale europea, con la più sonora disfatta della Bundesbank da quando esiste. Il Fondo Monetario internazionale si associa all’operazione, dice da oltre Atlantico una entusiasta Christine Lagarde; da Madrid, Angela Merkel, prendendo le distanze dalle bordate del suo partito, parla di «decisione indipendente e
nel quadro del mandato, anche se la Bce non deve sostituirsi alla politica. Non sono competente per dire se i tassi sono alti, ma quelli tedeschi sono troppo bassi creando tensioni sistemiche». «Se avessi saputo che il premio veniva conferito a Draghi oggi, ci avrei pensato due volte», ha scherzato il ministro delle Finanze Schaeuble, laudator dell’onorificenza M100Medien Preis conferita al presidente Bce a Potsdam. Esulta la Commissione europea, «così la Bce vuole restaurare la fiducia, ora tocca ai politici continuare con consolidamento e riforme», dice il vicepresidente Olli Rehn, eccezionalmente presente al board. E i mercati brindano e volano. Spread tra Bpt e Bund crollato ad appena 370 in poche ore, euro apprezzatosi sul dollaro a 1,2631, Borse in decollo: la scommessa di Draghi ha ricevuto queste standing ovations dal mondo globale degli affari. Milano ha chiuso con un più 3,98% Londra a +2,11%, Parigi a +3,06%, Francoforte a +2,91%, Madrid addirittura sale del 4,91%. In sostanzioso rialzo anche Wall Street.
«Non è un’italianizzazione della Eurotower, non è il Mediterraneo vittorioso contro il Nord», sottolinea il presidente della Bce rispondendo
a 45 minuti di domande a raffica. «Bando alle caricature: abbiamo deciso a maggioranza. Sulla base dell’analisi della situazione nell’eurozona ». Che Draghi ha poi illustrato con i dati: tendenze recessive e prognosi di crescita riviste al basso, alta disoccupazione. E «storture sui mercati finanziari causati da timori ingiustificati sul futuro dell’euro e da profezie che vogliono autoavverarsi », spingendo gli spread a livelli di «uno squilibrio che danneggia tutta l’eurozona».
«L’euro è irreversibile, con la nostra decisione lo confermiamo», insiste
Draghi. Replica duro ai colleghi tedeschi che lo interrogano sui pericoli d’inflazione e su violazioni del mandato. «Questo intervento è legittimo secondo l’articolo 18 del nostro statuto: dobbiamo contribuire alla stabilità monetaria, restaurare una vera politica monetaria unica, facilitare la trasmissione dello stimolo monetario al sistema economico». Niente limiti, niente annunci di tetti agli spread oltre i quali s’interviene, niente preavviso di ogni uso del ‘bazooka’, spiega Draghi. La Bce riferirà settimanalmente delle operazioni, e
mensilmente più in dettaglio.
E non è stampa facile di moneta, insiste. «La condizionalità è il primo, severissimo principio. Se i Paesi interessati non rispetteranno dure condizioni di rigore, o se la necessità degli acquisti di bonds viene meno, l’operazione verrà interrotta. E gli acquisti saranno sterilizzati», cioè somme equivalenti di liquidità verranno ritirate dal mercato. Adesso tocca ai politici, conclude ‘Supermario’: «Tocca a loro, non alla Bce, continuare il consolidamento e le riforme e procedere nell’integrazione politica».

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