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A Bce la vigilanza sulle maxi finanziarie

Consiglio, Parlamento e Commissione hanno trovato nella notte tra martedì e mercoledì un accordo su una revisione del modo in cui le società di investimento sono regolate a livello europeo. L’obiettivo è di rendere i requisiti di patrimonio e le regole di sorveglianza più proporzionati rispetto alla taglia e al rischio dell’impresa. Proprio mentre il Regno Unito si appresta a lasciare l’Unione europea, eventuali riconoscimenti di equivalenza saranno resi più rigorosi.
«L’intesa permetterà alle società d’investimento di contribuire ai flussi finanziari in tutta l’Unione europea», ha spiegato in un comunicato il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis. Un altro vice presidente dell’esecutivo comunitario, Jyrki Katainen, ha precisato che la riforma mette sullo stesso piano le grandi banche e le grandi società d’investimento. «Aziende più piccole saranno regolate in modo più proporzionato», ha aggiunto l’ex premier finlandese. Finora tutte le società d’investimento erano assoggettate a regole bancarie.
Concretamente, le società extra-bancarie saranno suddivise in tre grandi gruppi. Nella prima fascia, un primo sottogruppo conterrà le imprese con un bilancio superiore ai 30 miliardi di euro, a cui verranno applicate d’emblée le regole relative alle banche così come la vigilanza della Banca centrale europea. Il secondo sottogruppo raggrupperà le imprese con un bilancio tra i 15 e i 30 miliardi di euro, sottoposte alle regole bancarie del regolamento CRR e della direttiva CRD, senza essere però convertite in vere e proprie istituzioni creditizie.
Le altre società d’investimento apparterranno a due gruppi a seconda della loro grandezza e di altri criteri e saranno assoggettate a regole meno stringenti. Alle società con un bilancio tra i 5 e i 15 miliardi potranno essere applicate regole bancarie, su decisione delle autorità nazionali. Il negoziato tra Parlamento, Commissione e Consiglio ha riguardato in particolare le diverse soglie. L’intesa, che riguarda i gestori di attivi così come le società d’intermediazione mobiliare, prevede un periodo transitorio di cinque anni. Secondo un negoziatore, il numero di istituzioni vigilate dalla Bce nella sostanza non cambia.
La revisione del modo in cui vengono regolate le società d’investimento assume una importanza particolare a ridosso dell’uscita del Regno Unito dall’Unione, fissata per il 29 marzo salvo rinvii. Società di paesi terzi potranno avere accesso al mercato unico sulla base di un riconoscimento di equivalenza. In assenza di una decisione di questo tipo, le imprese dovranno siglare accordi bilaterali con singoli paesi, garantendosi l’accesso al solo mercato nazionale. Delle circa 6.000 società d’investimento europee, metà hanno oggi sede in Gran Bretagna.
In un comunicato, Markus Ferber, un eurodeputato democristiano tedesco, ha sottolineato che «le società d’investimento le quali offrono servizi quali la sottoscrizione di collocamenti azionari o obbligazionari e che agiscono sul mercato per proprio conto saranno sottoposte a controlli più severi». Tra le altre cose, le equivalenze per le società di paesi terzi dovranno assicurare il rispetto di precise norme relative ai requisiti di capitale e ai bonus salariali. La Commissione potrà nel caso imporre alle società di trasferirsi nel mercato comune.
Sempre tra martedì e mercoledì, Commissione, Consiglio e Parlamento si sono accordati anche su un nuovo regime per le obbligazioni garantite (i covered bonds). L’obiettivo in questo caso è di imporre standards comuni in tutta l’Unione, facilitando il finanziamento delle banche. Le due intese politiche dovranno ora essere approvate dal Parlamento in sessione plenaria e dal Consiglio. A pochi mesi dalla fine della legistura le istituzioni comunitarie lavorano sotto pressione per chiudere numerosi dossiers legislativi.

Beda Romano

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