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Bce, la stretta sul capitale degli istituti Ubi si trasforma in spa, risiko al via

La nuova stretta — sia pure limitata — sul capitale delle banche italiane alla fine ci sarà. Anche se mancano ancora comunicazioni ufficiali, la Bce ha innalzato i requisiti di livelli patrimoniali per le 13 banche sotto la vigilanza unica. È l’effetto del cosiddetto Srep, l’esame dei presidi patrimoniali e organizzativi per far fronte ai rischi assunti con l’attività bancaria, che segue il comprehensive assessmen t del 2014 che già era costato oltre 10 miliardi di patrimonio aggiuntivo. 
La buona notizia è che nonostante il maggior sforzo richiesto (si parla in media di uno 0,5% in più di capitale primario, o Cet1) gli istituti italiani sono già oltre la nuova asticella. Solo Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono sotto la soglia ma si tratta di istituti in crisi che hanno già annunciato forti ricapitalizzazioni (1,5 miliardi e 1 miliardo di euro). Una volta ricevuta la comunicazione, le banche avranno 15 giorni per le controproposte. I requisiti finali verranno comunicati alle banche a novembre.
Secondo i rumors di ieri Intesa Sanpaolo è in testa sia come cuscinetto rispetto al target Bce sia come Cet1 (e ieri ha annunciato un’emissione di strumenti aggiuntivi di capitale), mentre Mps ha un Cet1 appena di poco superiore a quello richiesto. Siena sarebbe nella fascia «quattro» (rischio elevato) con Carige, PopVi, Veneto Banca e Carige; Intesa Sanpaolo sarebbe l’unica in fascia «due» (rischio basso), mentre in fascia «tre» (rischio medio) sarebbero le restanti 8 (Ubi, Bpm, Bper, Mediobanca, Banco Popolare, Unicredit, PopSondrio, Iccrea).
Lo Srep è uno snodo fondamentale anche per l’avvio del risiko bancario, ora che sta entrando nel vivo il processo di trasformazione delle Popolari in spa. A rompere gli indugi ieri è stata Ubi Banca — non a caso la più patrimonializzata con un Cet1 di 12,33% — convocando il 10 ottobre l’assemblea. Per l’istituto guidato da Victor Massiah è in parte un ritorno alle origini: era spa la Banca Lombarda, che accettò di diventare popolare nella fusione del 2007 con Bpu. Ed è la compagine bresciana che dovrebbe comparire tra i soci maggiori, essendo accreditata del 10-12%, dopo gli istituzionali che hanno circa il 40%.
Tra le novità dello statuto di Ubi, il limite transitorio al 5% del possesso azionario per 24 mesi e il recesso fissato a 7,228 euro (contro i 7,09 euro di ieri in Borsa, +1,65%). In totale la quota massima di capitale distribuibile ai soci che scegliessero il recesso è di 350 milioni, per preservare il capitale al minimo stabilito di 11,74% di Cet1. Se il totale fosse maggiore, si andrà al riparto. Le regole per rinnovare ad aprile i consigli di sorveglianza (a 15 membri) e di gestione (a 7 membri) prevedono una soglia dell’1% per presentare la lista e l’attribuzione dei consiglieri alle sole prime due liste, con 1-3 consiglieri a quella di minoranza.

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