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Bce: la riforma Usa minaccia l’Europa

La riforma delle tasse varata negli Stati Uniti «rischia di intensificare la competizione fiscale a livello globale, comportando una possibile erosione delle basi imponibili nei paesi Ue», cioè una riduzione delle entrate tributarie: è l’allarme lanciato dalla Bce in un’anticipazione del suo Bollettino economico, dove suggerisce che le novità avranno ripercussioni sull’Eurozona attraverso «cambiamenti nel panorama fiscale internazionale, le cui conseguenze sono altamente incerte e complesse». Nel dettaglio, la riforma influenzerà positivamente a breve termine l’economia Usa, determinando un rialzo del pil tra lo 0,5 e l’1,3% nei prossimi tre anni, mentre gli effetti a lungo termine saranno «più incerti».

L’Eurotower entra quindi nel vivo del meccanismo che sarà innescato dalla riforma voluta da Trump per rilanciare l’economia a stelle e strisce. In primo luogo «l’abbassamento delle tasse societarie Usa aumenta l’attrattiva fiscale degli Stati Uniti rispetto ad altri paesi e, dunque, incentiva le imprese a investire. Uno studio del Centro per la ricerca economica europea (Zew) rileva che la riforma fiscale porterà a un aumento dell’ingresso degli investimenti esteri provenienti dalla Ue e diretti negli Stati Uniti, i quali saranno superiori all’aumento degli investimenti esteri statunitensi diretti verso l’Ue». Inoltre i nuovi provvedimenti incideranno sulle strategie di pianificazione fiscale delle imprese multinazionali: in particolare, crescerà l’incentivo a riportare oltreoceano gli utili, specialmente quelli prodotti nei paesi europei dove le tasse sono più alte.

Ancora, prosegue l’istituto centrale di Francoforte, «alcuni aspetti della riforma incentivano il trasferimento della proprietà intellettuale negli Stati Uniti. Più in generale», continua il rapporto, «la riforma rischia di intensificare la concorrenza fiscale in tutto il mondo, comportando un’eventuale erosione delle basi imponibili nei paesi della Ue». La conclusione, tuttavia, è che alcune delle disposizioni della riforma potrebbero non essere conformi alle regole del commercio internazionale.

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