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Bce, la gaffe della Lagarde: non tocca a noi ridurre gli spread

FRANCOFORTE – Nuove iniezioni di liquidità a brevissimo termine per le banche e prestiti mirati alle imprese, «soprattutto Pmi», e alle famiglie, a condizioni che partono da -0,25% e arrivano fino a un tasso di -0,75%. Una «dotazione temporanea aggiuntiva» al Qe pari a 120 miliardi di nuovi acquisti, spalmati su circa otto mesi, che sfrutterà «tutta la flessibilità» per discostarsi dalla chiave capitale e sostenere dunque i prezzi dei BTp. E misure dall’Ssm, il meccanismo di vigilanza, per alleggerire temporaneamente i requisiti di capitale prudenziale per le banche. È il “pacchetto-Lagarde”, deciso ieri dal Consiglio direttivo della Bce e composto da una serie di interventi «chirurgici», mirati e circoscritti, ma privo del ribasso dei tassi dei pacchetti-Draghi.

Sarà per il mancato taglio simbolico di dieci centesimi tanto atteso dai mercati, sarà per qualche sbavatura nel linguaggio dalla neopresidente Christine Lagarde in conferenza stampa, ma soprattutto a causa dell’assenza in contemporanea di un maxi-pacchetto fiscale europeo, ieri la Bce non è riuscita a fermare da sola il panico dei mercati, travolti dalla potenza distruttiva del coronavirus: e mentre Lagarde parlava, le Borse hanno continuato ad andare a picco e lo spread BTp-Bund si è impennato.

Il bagno di realismo imposto dalla Lagarde, che ha dato maggiore enfasi alla necessità di un pacchetto fiscale «ambizioso, coordinato, immediato» dei Governi e delle istituzioni europee piuttosto che agli interventi chirurgici in Bce, è stato un bagno di sangue per i mercati. La presidente della Bce, più che parlare ai mercati ha voluto parlare ai politici e a Bruxelles, perché è lì la chiave della lotta al coronavirus. «In prima linea adesso ci sono i Governi», ha detto in risposta a una delle prime domande, «devono intervenire in maniera congiunta con la politica fiscale», «spero lo facciano rapidamente», ha aggiunto indicando l’Eurogruppo del prossimo lunedì. Perché il forte shock da coronavirus sull’economia, «per quanto di natura temporanea», colpisce offerta, catene di valore e domanda, chiamando in causa in prima battuta «i Governi».

Il Consiglio direttivo, nel puntare su condizioni più agevolate per i prestiti alle imprese (soprattutto Pmi), ha detto ai politici cosa fare per coordinare le proprie azioni a quelle della politica monetaria. La parte finale della dichiarazione introduttiva sottolinea: «Le garanzie sul credito sono necessarie per complementare e rafforzare le misure di politica monetaria».

Dare alle banche più liquidità da impiegare per finanziare l’economia attraverso i prestiti a imprese e famiglie (in un momento in cui il rischio di recessione è incombente e così anche quello di nuove sofferenze nei bilanci bancari) è possibile solo se all’unisono le banche possono avere il conforto delle garanzie pubbliche. Alcuni Stati lo stanno già facendo, ma per Lagarde serve di più e subito.

Proprio perché la diffusione del coronavirus ha una velocità agghiacciante, il nuovo pacchetto Bce, che assicura il livello idoneo di liquidità e scongiura il rischio di strette e di credit crunch, è però sembrato inadeguato rispetto all’enormità del problema. E così, in una quadro di pressioni senza precedenti, quando Lagarde si è lasciata sfuggire un «non siamo qui per ridurre gli spread, questo tocca ad altri farlo», anche in riferimento allo spread italiano, il rischio sovrano dell’Italia è stato investito da un’ondata di vendite, e la Lagarde a sua volta da un’ondata di critiche da esponenti italiani. Tanto che in maniera alquanto inusuale, dopo la conferenza stampa, con alcune dichiarazioni alla Cnbc, queste sì molto mirate, il numero uno della Bce ha chiarito la sua posizione, dando risposta alle stesse domande già poste dai giornalisti nel corso della conferenza stampa e confermando il pieno sostegno della Banca centrale all’Italia in difficoltà.

Gli strumenti della Bce sono «disponibili per l’Italia», «sono pienamente impegnata a evitare la frammentazione (finanziaria, ndr) in un momento difficile dell’area dell’euro. Gli spread elevati a causa del coronavirus – ha detto – danneggiano la trasmissione della politica monetaria. Useremo con la necessaria determinazione e forza tutta la flessibilità che abbiamo nel programma di acquisti, anche sui titoli di Stato».

Infine, la Bce ha abbassato le stime di crescita dell’Eurozona per il 2020, portandole allo 0,8% (dall’1,1%).Il dato è stato elaborato il 24 febbraio e non risente del tutto del coranavirus.

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