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Bce, il lungo consulto di Draghi dilemma tassi per il debutto

di Marika de Feo

FRANCOFORTE — Con l'incertezza scatenata dall'annuncio del referendum greco negli ultimi due giorni e i timori di una recessione europea, gli occhi dei mercati sono puntati oggi sulla prima conferenza stampa del neopresidente della Banca centrale europea Mario Draghi. L'ex Governatore di Bankitalia è arrivato per tempo, già lunedì 31, all'Eurotower, per salutare il presidente uscente Jean-Claude Trichet e prepararsi al passaggio delle consegne in un momento molto difficile della crisi, caratterizzato da incertezze elevate. Le incognite riguardano la crescita futura, le turbolenze dei mercati finanziari, la «nuova» crisi greca, e il futuro dei piani di salvataggio, delle banche e dei piani di risanamento. Tutti dossier caldi che pongono al centro delle preoccupazioni dei banchieri centrali europei il dilemma classico della politica monetaria: se ridurre il costo del denaro, attualmente fermo all'1,5%, per sostenere la crescita in rapido deterioramento, come auspicano molti economisti. O se attendere ancora fino a dicembre per una sforbiciata ai tassi, come indicano piuttosto le attese degli operatori.
Quando l'inflazione, ferma al 3% anche in ottobre, avrà già cominciato a calare verso l'obiettivo di poco inferiore al 2%. Un tema molto caldo, dibattuto senz'altro ampiamente, alla prima cena informale dei 23 membri del Consiglio direttivo, avvenuta ieri sera sotto la presidenza di Draghi, al 35esimo piano dell'Eurotower a Francoforte. E grande attesa dei mercati quindi, per l'esito della riunione formale del Consiglio direttivo, che sarà spiegato a partire dalle 14.30 nella tradizionale conferenza stampa mensile diretta da Draghi e con la partecipazione del vicepresidente portoghese, Vitor Constancio.
I banchieri non si lasceranno certo fuorviare dal rimbalzo di ieri dei mercati, con l'euro in recupero a quota 1,3727 dollari, e le Borse in ripresa — Milano ha guadagnato il 2,31%, Parigi l'1,38%, Londra l'1,15% e Francoforte il 2,25% — sulla scia di speranze di un successo del G20 in partenza oggi a Cannes. Ma guarderanno piuttosto al rapido peggioramento della crescita e dei mercati. Anche ieri, per esempio, l'indice degli ordinativi nel settore manifatturiero è calato per la zona euro sotto i 47 punti. Per l'Italia l'indice ha segnalato un vero crollo. Ma con la crisi europea e il rallentamento globale, anche l'indice tedesco è scivolato sotto i 50 punti, che dividono la crescita dalla recessione. Un segnale, quindi, che la Germania non è più la locomotiva d'Europa, acuito dall'aumento della disoccupazione (in termini destagionalizzati) al 7%, il primo da 18 mesi.
Ma con il riacutizzarsi della «nuova» crisi greca e dei timori di contagio, le attese dei mercati si concentrano anche sulle misure di liquidità illimitata alle banche e sull'acquisto dei titoli sovrani. Il programma ripartito in agosto per i bond italiani e spagnoli, è diventato fondamentale nella lotta al contagio. Soprattutto per l'Italia, sorvegliata speciale dei mercati, mentre ieri gli spread fra i Btp e i Bund sono risaliti lievemente a 436 punti base. Nei giorni scorsi, Draghi ha lanciato un segnale di continuità verso la politica di acquisti. E ieri anche il governatore olandese Klaas Knot — di un Paese tradizionalmente più «falco» e rialzista — ha segnalato approvazione per la continuazione degli acquisti di titoli, purché «limitati» nel tempo (come già definito fin dall'inizio, nel maggio 2010). Sembra dunque in calo l'ostilità dei «falchi» per il programma di acquisto titoli, e per ora concentrato sui due rappresentanti tedeschi, Jürgen Stark nel board (fino a fine dicembre) e il capo della Bundesbank Jens Weidmann.

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