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Bce Ignazio e le quattro custodi della stabilità

Finiti gli stress test, ora si passa alla vigilanza bancaria centralizzata. La Banca centrale europea (Bce), e più nello specifico l’organo chiamato Single supervisory mechanism (Ssm), nei prossimi giorni diventerà la responsabile della sorveglianza su circa 4.900 soggetti negli Stati membri partecipanti. A conti fatti, come ha ricordato Goldman Sachs in una nota antecedente alla pubblicazione delle prove di resistenza patrimoniale, è «la più grande innovazione finanziaria dell’eurozona dai tempi dell’introduzione della moneta unica».
Ambizioni
L’obiettivo è ambizioso: supervisionare quasi 5 mila istituti di credito, senza lasciare spazio ai singoli interessi nazionali. Tanto serve, secondo la Bce, a evitare che ci siano sorprese sgradite. Nella memoria dei funzionari dell’Eurotower ci sono ancora i casi di Dexia, o Fortis, o Monte dei Paschi di Siena, o delle banche cipriote. Situazioni in cui il controllore nazionale si è accorto in ritardo delle malversazioni in corso, e che potevano minare alla stabilità sistemica dell’euro-area. A curare la vigilanza, oltre al presidente dell’istituzione di Francoforte Mario Draghi, ci sarà un team composto di cinque persone, di cui quattro donne, e da 24 membri delle autorità nazionali competenti. Nel caso dell’Italia, il nome è quello di Fabio Panetta, vice direttore generale della Banca d’Italia. A capo del Ssm c’è Danièle Nouy, francese 64enne con un passato come segretario generale dell’Autorità di controllo prudenziale della Banque de France. Sarà lei a supervisionare il lavoro dei controllori delle banche europee. Come sua vice, la tedesca Sabine Lautenschläger, già vice presidente della Bundesbank e direttore generale dell’organo tedesco di vigilanza bancaria, la Bundesanstalt für Finanzdienstleistungsaufsicht (BaFin). A completare il team di vigilanza, l’italiano Ignazio Angeloni, la canadese Julie Dickson e la finlandese Sirkka Hämäläinen. Il terzetto ha svariate esperienze in materia, dato che Angeloni è stato a capo dell’unità Ssm task force and project team sulla supervisione unica e dell’Internal Ecb group sulla preparazione del Ssm, mentre la Dickson è stata la sovrintendente delle istituzioni finanziarie canadesi dal 2007 al 2014 e la Hämäläinen è stata nel board esecutivo della Bce dal 1998 al 2003.
Profili
Il quintetto in questione, come ha giudicato Jp Morgan in una nota di luglio, ha raccolto «alcune fra le migliori figure in ambito di vigilanza macroprudenziale esistenti» e avrà il compito di proporre bozze di decisioni al Governing council della Bce. Non sarà un compito facile, anche data la divisione delle banche vigilate. La sorveglianza sarà divisa fra Ssm e autorità nazionali in base alla rilevanza del soggetto.
Condizioni
Quattro le condizioni per essere sotto il cappello diretto della Bce. Come spiega l’Eurotower: «Quando il valore totale delle attività supera i 30 miliardi di euro o, a meno che il valore totale delle attività sia inferiore a 5 miliardi di euro, supera il 20% del pil nazionale; quando è uno de tre enti creditizi più significativi in uno Stato membro; quando riceve assistenza diretta dal meccanismo europeo di stabilità». Infine, quando «il valore totale delle attività supera i 5 miliardi di euro e il rapporto tra le attività transfrontaliere in più di un altro Stato membro partecipante e le attività totali è superiore al 20%».
Nello specifico, il controllo diretto della Bce sarà su circa 120 gruppi bancari, che rappresentano 1.200 soggetti. Di contro, gli altri 3.700 sono appannaggio delle singole authority nazionali. Le Direzioni generali di vigilanza microprudenziale I e II, guidate rispettivamente da Stefan Walter e da Ramón Quintana, sorveglieranno su base giornaliera gli istituti bancari più grossi. Un’innovazione senza precedenti nella storia della Bce.
Saranno Draghi, la Nouy e la sua squadra ad agire se una banca che ha bisogno di rafforzare il proprio capitale non dovesse trovare liquidità adeguata sul mercato. Allo stesso modo, se un’istituto di credito minore dovesse rappresentare un rischio sistemico a livello nazionale, nell’arco di poche ore la vigilanza passerà dall’autorità nazionale a Francoforte.
Nel caso del Single supervisory mechanism , la vigilanza è basata sull’analisi del rischio. Questo metodo analitico «tiene in considerazione sia l’entità dei danni che il fallimento di un ente potrebbe arrecare alla stabilità finanziaria sia la possibilità che tale fallimento si verifichi». In altre parole, il monitoraggio non guarderà solo al breve periodo, ma anche al lungo. Quello più rilevante per gli investitori internazionali, la cui fiducia nell’area euro continua a latitare.
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