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Bce: forte incertezza sui tempi della ripresa. Usa, il gelo sul lavoro

Non è tempo di buone notizie: i segnali sono pessimi e le stime molto incerte. Nemmeno le misure straordinarie delle banche centrali e la promessa di fare di più questa volta sembrano bastare.

In un quadro di economia e commercio globali «paralizzati» per l’emergenza coronavirus, gli ultimi indicatori economici mostrano «un declino senza precedenti» nella zona euro. La pandemia e le relative misure di contenimento hanno colpito duramente i settori manifatturiero e dei servizi, incidendo sulla capacità produttiva dell’economia e sulla domanda interna, spiega la Banca centrale europea nel suo ultimo Bollettino economico. Nel primo trimestre li Pil è sceso del 3,8% sul trimestre precedente. E, dopo la forte contrazione di aprile, suggerisce che «l’impatto sarà probabilmente ancora più grave nel secondo trimestre». Per l’intero anno, il Pil è previsto in flessione tra -5 e -12%. La forte incertezza però rende «difficile prevedere l’entità e la durata probabile dell’imminente recessione e della successiva ripresa». Negative anche le prospettive sull’inflazione, già scesa in media allo 0,4% ad aprile dallo 0,7% di marzo nell’area euro, soprattutto per il calo dei prezzi dell’energia.

Per sostenere l’economia, la Bce è intervenuta per favorire i prestiti a famiglie e imprese, con il rafforzamento delle linee di credito agevolato Tltro e il lancio di Peltro, e ha avviato un nuovo programma di acquisto di titoli pandemici (Pepp) per 750 miliardi, che si aggiunge al vecchio programma (App) di Mario Draghi ripreso lo scorso novembre a un ritmo dii 20 miliardi di acquisti mensili (più altri 120 milioni fino a fine anno). Misure «essenziali». Ma che potrebbero crescere ancora, perché la Bce si dichiara «pronta a fare qualsiasi cosa sia necessario, all’interno del suo mandato, in questo momento estremamente difficile».

Però l’impegno non rassicura i mercati, ancora scossi dalle cupe parole del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, che mercoledì ha avvertito che la crisi indotta dal virus potrebbe trasformarsi in una recessione prolungata in grado di erodere le competenze dei lavoratori, aumentare la disoccupazione e mandare in bancarotta molte piccole imprese americane. Il peggioramento del mercato del lavoro Usa è sotto gli occhi di tutti: la settimana scorsa si sono registrate quasi 3 milioni di nuove richieste di sussidi di disoccupazione, portando il numero totale a 36,6 milioni dall’inizio del lockdown. Sono cattive notizie anche per questa sponda dell’Atlantico. Così le Borse europee hanno reagito male. Milano ha perso l’1,85%; Parigi l’1,65%, Francoforte l’1,95% e Londra il 2,75%.

Se Powell chiede all’amministrazione Trump un ulteriore intervento dopo i 2 mila miliardi già approvati dal Congresso, in Europa, e soprattutto in Italia, si guarda al Recovery Fund dell’Unione europea. Bruxelles però deve gestire anche la sentenza della Corte Costituzionale tedesca, che giudicando parzialmente incostituzionale il programma di acquisto di titoli pubblici della Bce del 2015, rischia non solo di indebolire l’azione dell’Eurotower, ma mette in crisi anche il primato del diritto europeo. Tanto che la Commissione sta valutando una procedura di infrazione contro la Germania.

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