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Bce, focus sul caro prezzi

Il consiglio direttivo della Bce è pronto a intervenire con fermezza e tempestività per evitare effetti di avvitamento sui prezzi. Lo ha spiegato ieri in un discorso all'università Cattolica di Milano il governatore di Bankitalia e membro del consiglio direttivo della Bce, Mario Draghi, ribadendo quanto già detto dal presidente della Bce, Jean Claude Trichet, in occasione della riunione di inizio marzo. «L'emergere di tensioni inflazionistiche richiede di valutare attentamente tempi e modalità di una normalizzazione delle condizioni monetarie», ha detto Draghi, spiegando che «è necessario prevenire un deterioramento delle aspettative, per evitare che l'impulso proveniente dai prezzi internazionali si trasmetta a quelli interni e ai salari, influenzando l'inflazione oltre il breve periodo».

Il governatore italiano ha inoltre affermato che il patto per l'euro è incoraggiante, ma non ancora sufficiente. Secondo Draghi, infatti, l'accordo «amplia il fuoco dell'attenzione agli squilibri macroeconomici, rafforza la disciplina di bilancio nell'area, migliora i meccanismi di sostegno ai paesi che entrino in difficoltà finanziarie». Tuttavia, la «sorveglianza sulle politiche di bilancio deve poter contare su procedure più automatiche, che limitino al massimo la politicizzazione della contabilità pubblica ed evitino possibili comportamenti collusivi tra paesi». Sulla situazione italiana, per far decollare l'economia e ridurre al tempo stesso l'incidenza del debito pubblico sul pil, non bisogna aumentare le tasse, ma mettere a punto un controllo selettivo della spesa pubblica.

Quanto all'euro, il governatore ha affermato che la moneta unica non è in discussione, spiegando che la costruzione monetaria europea funziona e ha sottolineato che «alla crisi globale degli ultimi tre anni la politica monetaria dell'area ha dato una risposta pronta, decisa» ma anche che «va mantenuta alta la guardia nella tutela della stabilità dei prezzi». «La cultura della stabilità deve estendersi anche a campi diversi», ovvero «alla politica fiscale, all'azione di riforma strutturale, là dove sono emerse fragilità nella costruzione europea, messe in luce con chiarezza dalla recente crisi del debito sovrano».

 



 

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