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Bce e Fmi, rischio Brexit

Anche la Bce e il Fondo monetario internazionale, insieme alla Bank of England (la banca centrale britannica) mettono in guardia sui pericoli di un’eventuale uscita del Regno Unito dall’Europa. Per l’Eurotower la Brexit è uno dei fattori che pesano sulle prospettive di crescita dell’Eurozona.

L’allarme è contenuto nell’ultimo bollettino mensile: «Secondo la valutazione del consiglio direttivo, i rischi per le prospettive di crescita dell’area dell’euro restano orientati verso il basso, ma risultano più equilibrati sulla scorta delle misure di politica monetaria attuate e dello stimolo che deve ancora manifestare i suoi effetti. I rischi al ribasso sono ancora connessi all’andamento dell’economia mondiale, all’imminente referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea e ad altri rischi geopolitici».

L’istituto guidato da Mario Draghi esprime comunque segnali di ottimismo, laddove «si attende che la ripresa economica proceda a un ritmo moderato ma costante». Tuttavia la ripresa economica dell’area continua a essere frenata dalle prospettive di crescita contenuta nei paesi emergenti, dai necessari aggiustamenti dei bilanci in una serie di settori e dalla lenta attuazione delle riforme strutturali».

Per sostenere la ripresa, l’Eurotower «seguirà con attenzione l’evoluzione delle prospettive per la stabilità dei prezzi e, se necessario per il conseguimento del suo obiettivo, agirà ricorrendo a tutti gli strumenti disponibili nell’ambito del suo mandato».
La Bce rivendica il fatto che le misure di politica monetaria messe in atto negli ultimi due anni «hanno chiaramente migliorato i flussi di credito nell’area dell’euro».

Intanto la banca centrale ha rivisto leggermente al rialzo le stime di inflazione per quest’anno (a +0,2% dallo 0,1% di marzo), mentre sono rimaste invariate le stime dell’1,3% per il 2017 e dell’1,6% per il 2018. Stesso discorso per l’andamento del pil, rivisto all’insù a +1,6% quest’anno (dal precedente +1,4%), mentre rimarrà a +1,7% sia per il 2017 sia per il 2018.

Sul versante Fmi, l’organismo guidato da Christine Lagarde, attraverso un portavoce, sostiene che un voto a favore dell’abbandono «innescherebbe un prolungato periodo di accresciuta incertezza, volatilità sui mercati finanziari e una crescita più lenta, mentre il Regno Unito negozia la sua nuova relazione con la Ue». Quanto alla preparazione di piani di emergenza, «la pianificazione è un elemento chiave del nostro lavoro: guardiamo ai possibili rischi e alle relative contromisure, lo facciamo per tempo, è un’attività di routine nell’ottica di aiutare e salvaguardare i nostri paesi membri».

Infine, per la Bank of England un voto a favore dell’uscita della Gran Bretagna potrebbe influenzare negativamente l’economia globale. Il referendum sta già spingendo le famiglie e le imprese del Regno Unito a ritardare le proprie decisioni sul fronte della spesa, ha osservato la banca centrale d’oltremanica, secondo cui l’esito della consultazione popolare «continua a rappresentare il rischio più grande» che i mercati britannici e quelli globali dovranno eventualmente affrontare.

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