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Bce: flessibilità con cautela

Flessibilità va bene ma senza esagerare, altrimenti si perdono i necessari punti di riferimento della politica economica. È il messaggio nella bottiglia che da Francoforte viene inoltrato a Bruxelles ed è contenuto in un articolo di approfondimento pubblicato nell’ultimo bollettino della Bce. La Banca centrale europea lancia infatti un monito sull’uso «inappropriato» della flessibilità, prevista dalle regole europee sui conti pubblici in caso di riforme strutturali portate avanti dagli Stati. «Dato che solo poche tipologie di riforme potrebbero effettivamente comportare costi di bilancio a breve termine, la flessibilità concessa dal Patto – afferma l’istituzione nel suo bollettino economico – deve essere applicata con cautela per evitare il rischio di un uso inappropriato». L’Italia, come si sa, è tra i Paesi che hanno beneficiato di questa clausola. Lo scorso marzo, si richiama nell’articolo del bollettino «nel valutare se avviare o meno una procedura per i disavanzi eccessivi per Italia e Belgio sulla base del criterio del debito la Commissione europea ha considerato nelle sue relazioni che l’attuazione di riforme strutturali era uno dei fattori significativi a giustificazione della scelta di non avviare una procedura».
«Inoltre, nel quadro del braccio preventivo, all’Italia è stato concesso un margine complessivo dello 0,4 per cento del Pil per la deviazione dal percorso di aggiustamento verso l’obiettivo di medio termine nel 2016, in ragione del piano di riforme strutturali presentato dalle autorità italiane recante una valutazione quantitativa dei costi di bilancio a breve termine delle riforme strutturali pari allo 0,2 per cento del Pil». Anche la Francia ha beneficiato di questa flessibilità.
Ora, secondo l’Eurotower «la possibilità di applicare le disposizioni sulla flessibilità anche in riferimento a piani di riforme ex ante, a differenza delle riforme già efficacemente attuate, rischia di essere controproducente». Servirebbe infatti «un controllo continuo del processo di attuazione e «un intervento tempestivo in caso di assenza di risultati, per evitare che i paesi abbiano motivo di tardare o persino di arretrare nell’esecuzione dei piani, una volta concessa la flessibilità di bilancio».
In sostanza, la possibilità di rinviare l’aggiustamento verso l’obiettivo di bilancio a medio termine, senza alcuna compensazione per la deviazione iniziale, sottolinea la Bce, «ritarderebbe ulteriormente il conseguimento dell’obiettivo e contribuirebbe a renderlo un obiettivo che si sposta nel tempo, anziché un punto fermo per la programmazione di bilancio».Infine, rileva l’Istituto di Francoforte, «un’adeguata applicazione delle disposizioni sulle riforme strutturali richiede una valutazione chiara e trasparente dei costi di bilancio a breve termine di tali riforme». Per i collaboratori di Mario Draghi questo è un aspetto importante «poiché la portata di tale valutazione è stata recentemente ampliata per interessare una vasta serie di riforme. Sinora – è la conclusione- non è stata sviluppata alcuna metodologia comune condivisa e si è adottato un approccio qualitativo per valutare le riforme strutturali».
Il bollettino diffuso ieri, peraltro, conferma che in Eurolandia, nonostante un contesto esterno meno favorevole, la ripresa economica sta proseguendo «sempre più favorita da fattori interni, soprattutto per quanto riguarda i consumi privati».

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