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Bce: “Fate subito le riforme” Lo spread a quota 100

Nei prossimi quattro anni l’effetto sulle economie della zona euro del Next Generation Eu potrebbe valere un punto di Pil. Perciò la Bce ritiene «essenziale» che le risorse per i Recovery Plan siano usate rapidamente, e con priorità «negli investimenti e nelle riforme strutturali volte a favorire la crescita ». E siccome una quota fondamentale di quelle risorse, 209 miliardi di euro, andranno all’Italia, il monito del Bollettino mensile della Bce sembra rivolto soprattutto al nostro Paese. È chiaro che per ottenere l’effetto benefico stimato dagli economisti di Francoforte per l’intera area dell’euro, è essenziale che sia soprattutto il nostro Paese a spendere bene quei soldi.
Ma con l’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi, sono stati anzitutto i mercati a segnalare la fiducia in una possibile svolta positiva dell’Italia. Ieri lo spread, il differenziale tra i rendimenti dei titoli decennali tedeschi e italiani, è sceso sotto i 100 punti. Non accadeva da cinque anni.
C’è poi un’aggiunta nei suggerimenti della Bce rispetto all’utilizzo dei fondi dei Recovery Plan. Secondo gli economisti di Francoforte devono essere considerati come addizionali rispetto a quelli nazionali, «in modo che i fondi erogati dall’Ue non si sostituiscano alla spesa pubblica nazionale per investimenti». Tanto più che i fondi europei non aggravano il debito pubblico. In altre parole, per Francoforte è essenziale che si cambi radicalmente strategia anche al di là del Next Generation Eu: «La spesa pubblica per investimenti – sottolinea la Bce – dovrebbe rappresentare la priorità durante la fase di transizione che precede la ripresa economica». Una voce di spesa che da decenni a questa parte è stata sacrificata sull’altare dei tagli alle uscite. Il Bollettino ricorda che anche negli anni più recenti, quelli della crisi finanziaria, le risorse per gli investimenti «hanno subìto notevoli tagli nel quadro delle strategie di risanamento dei conti pubblici seguite dagli Stati membri dell’area dell’euro, passando dal 3,7 per cento del Pil nel 2009 al 2,7 per cento nel 2018». La pandemia sta producendo in questa fase effetti contrastanti: gli economisti di Francoforte hanno ribadito quanto già anticipato dalla presidente, Christine Lagarde, nei suoi interventi più recenti. D’un lato ci sono i lockdown a pesare sull’economia – più sui servizi che sul manifatturiero – dall’altro i vaccini alimentano speranze in un’uscita dalla crisi ma c’è ancora una grande incertezza sulla rapidità delle campagne vaccinali. Perciò, argomenta la Bce, forme di stimolo economico come il taglio delle tasse o trasferimenti «potrebbero non sortire gli effetti sperati durante la fase di transizione, che potrebbe essere ancora caratterizzata da lockdown parziali ed elevata incertezza». Indispensabile, quindi, «dare un impulso all’economia attraverso le opere pubbliche». Perché «questo tipo di spesa non è influenzato in modo significativo dal distanziamento sociale e, essendo complementare agli investimenti privati, può agire da stimolo per questi ultimi». Nel frattempo la Bce resta iper accomodante e pronta ad adeguare tutti i suoi strumenti di stimolo, ove necessario.
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