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Bce: Eurozona ai livelli pre crisi nel primo trimestre 2022

L’attività economica dell’Eurozona tornerà ai livelli pre-pandemia «nel primo trimestre del prossimo anno». Lo scrive la Bce nel Bollettino mensile, che conferma le previsioni dell’istituto di Francoforte. Questo non significa che la crisi del Covid-19 sia archiviata. Il report sottolinea che «c’è ancora molta strada da fare prima che i danni economici causati dalla pandemia siano risanati». E ribadisce i rischi legati alla variante Delta del virus.

Come confermano i principali indicatori economici delle ultime settimane, a partire dagli indici Pmi che segnalano espansione in alcuni casi record dell’attività economica, l’Eurozona «procede verso una forte crescita nel terzo trimestre». Grazie all’aumento delle vaccinazioni e alla revoca delle misure restrittive, la Bce prevede un andamento «molto positivo nel settore manifatturiero», anche se frenato dalle difficoltà di approvvigionamento che interessano in primo luogo i semiconduttori.

Le riaperture stanno rilanciando soprattutto i servizi. Tuttavia, avvisa la Bce, «la variante Delta potrebbe smorzare la ripresa, in particolare nel comparto del turismo e della ricezione».

Per dare un solido sostegno alla ripresa, ribadisce la Banca centrale, la politica monetaria deve essere affiancata da una politica di bilancio ambiziosa e coordinata. E qui entra in gioco il programma Next Generation Eu, al quale «è affidato un ruolo fondamentale, nella misura in cui dovrebbe contribuire a una ripresa più vigorosa e uniforme in tutta l’area dell’euro».

In un clima generale di maggior fiducia, le aspettative di ripresa dei ricavi fanno sì che «le prospettive per gli investimenti delle imprese siano favorevoli», aggiunge la Bce, che sottolinea come «per la prima volta dall’inizio della pandemia, il finanziamento degli investimenti fissi costituisce un’importante fattore della domanda di prestiti da parte delle imprese».

Altro indicatore di ripresa: nel primo trimestre del 2021 gli investimenti nel settore dell’edilizia residenziale nell’Eurozona sono tornati quasi al livello precedente la pandemia. Con differenze significative: Germania, Italia e Paesi Bassi hanno raggiunto livelli superiori, a differenza di Francia e Spagna. Uno slancio che si è confermato nel secondo trimestre.

Una conferma in più dello scenario tratteggiato dalla Bce, quello di una ripresa forte ma frenata dagli strascichi del Covid, arriva dall’industria tedesca: a giugno gli ordini sono aumentati ai massimi da 10 mesi (+4,1%); il fatturato, invece, è sceso (-1,4%), a causa delle difficoltà di approvvigionamento delle componenti, che impedisce alle commesse di trasformarsi in produzione.

A ricordare che le ferite della pandemia sono ancora aperte, la Bce sottolinea i 3,3 milioni di occupati in meno rispetto al periodo pre-Covid. Il dato si accompagna all’elevato numero dei lavoratori che ancora ricevono misure di integrazione salariale.

Sul capitolo inflazione, il bollettino ripete che i prezzi potrebbero aumentare ancora nei prossimi mesi, «per poi tornare a diminuire il prossimo anno». L’aumento attuale è determinato in gran parte dai rincari della componente energetica, che rimbalza dopo la brusca diminuzione dei corsi petroliferi all’inizio della pandemia. Incide anche il rafforzamento della domanda e le «temporanee pressioni» lungo le catene dei fornitori. A frenare le spinte inflazionistiche ci sono, invece, «la significativa capacità produttiva inutilizzata» insieme alla «debole dinamica salariale». In definitiva, «nonostante il loro incremento, le aspettative di inflazione a più lungo termine rimangono a una certa distanza dall’obiettivo del 2%» della Bce. Di conseguenza, «i tassi di interesse di riferimento rimarranno su livelli pari o inferiori a quelli attuali».

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