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Bce, ecco i quattro pilastri del Qe2

Una delle parole d’ordine di Mario Draghi alla Banca centrale europea è “over-deliver”, far di più delle attese. Più volte, in questi quattro anni, il presidente della Bce ha sorpreso i mercati finanziari prendendo misure che andavano al di là delle loro aspettative, il che ha contribuito ad ampliarne gli effetti.
Al consiglio di domani, non gli sarà facile. Dopo la conferenza stampa del mese scorso a Malta, Draghi ha detto in modo più o meno esplicito che un nuovo stimolo monetario era in arrivo. Lo ha ribadito pochi giorni dopo in una intervista al “Sole 24 Ore”. Dieci giorni fa, all’Alte Oper di Francoforte, ha aggiunto maggiore urgenza, affermando che la Bce farà quel che deve per riportare l’inflazione verso l’obiettivo di avvicinarsi al 2% «il più rapidamente possibile». A questo punto, un’azione massiccia della Bce è “nei prezzi” di molte attività finanziarie.
A fronte di nuove proiezioni dello staff che indicheranno che l’inflazione è più lontana di tre mesi dall’obiettivo (la previsione di 1,7% nel 2017 verrà limata), il consiglio dovrà “deliver”, cioè produrre un risultato che ne salvi la credibilità ed eviti un contraccolpo di mercato. Le aspettative d’inflazione misurate fra 5 anni sui 5 anni successivi, un indicatore che la Bce osserva, sono appena risalite sopra quota 1,80%, in attesa appunto dell’annuncio di domani. Qualche timido segnale di ripresa che è venuto anche questa settimana dal calo della disoccupazione e dai sondaggi fra le imprese mostrano una ripresa «non spettacolare», come dice Chris Williamson, di Markit, che elabora gli indici Pmi. Nessun economista di mercato pensa che basterà a frenare la Bce, anche se c’è, almeno alla vigilia, una minoranza non trascurabile di consiglieri (5 o 6) che preferirebbe dar tempo alle misure già avviate. Dopo tutto, il programma di acquisto di titoli, il Qe, è stato realizzato per meno di metà dei 1.100 miliardi di euro previsti. Ma, secondo Michael Schubert, di Commerzbank, il consiglio non solo varerà il Qe2, ma darà segnali di un futuro Qe3.
Le misure che saranno annunciate domani sono state in gran parte anticipate da Draghi, anche se, nei dettagli, la gamma di opzioni prospettata dai tecnici della Bce e delle banche centrali nazionali è di un’ampiezza senza precedenti.
Il primo strumento è il Qe: «potente e flessibile», nelle parole di Draghi, può essere aggiustato per dimensioni, durata e composizione. L’allungamento dei termini oltre il settembre 2016 era già contemplato: potrebbe essere di 6 o 12 mesi, oppure la Bce potrebbe semplicemente rimuovere il termine ultimo, facendo riferimento solo al raggiungimento dell’obiettivo. Le dimensioni degli acquisti mensili (oggi 60 miliardi di euro) potrebbero essere incrementate di 10-15 miliardi di euro, anche se qualche osservatore di mercato, come Ben May, di Oxford Economics, ritiene che questa opzione potrebbe essere tenuta in serbo per una fase successiva. Quanto alla composizione degli acquisti, la Bce potrebbe includere i titoli emessi da altre agenzie, o da amministrazioni regionali e locali, difficilmente le obbligazioni societarie, considerate un mercato più rischioso e comunque troppo piccolo. L’inclusione, per esempio, delle emissioni dei Laender tedeschi ovvierebbe alla scarsità di titoli da acquistare in Germania, che per ora, secondo la Bce, non si vede, ma che potrebbe farsi sentire nel 2016, soprattutto se il Qe verrà ampliato o esteso.
L’altra carta citata esplicitamente da Draghi è il taglio del tasso sui depositi delle banche presso la Bce, oggi a -0,20%, che esaminiamo nei dettagli nell’articolo a fianco. All’Alte Oper, il banchiere centrale ha aggiunto un particolare: Qe e taglio del tasso sui depositi si rafforzano a vicenda. Se l’anno scorso la Bce aveva indicato i 20 punti base sotto zero come la soglia minima, questa valutazione non vale più, come Draghi ha detto chiaramente.
Più volte, poi, Draghi ha fatto riferimento ad «altri strumenti». È possibile che passi anche di qui la prossima sorpresa del capo della Bce.

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