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Bce e Wall Street aiutano le Borse

La giornata di ieri in Borsa? A un’analisi veloce non appare di facile lettura. Così, può essere utile partire dall’elemento, giocoforza, più comprensibile: la conclusione. I listini europei, con l’eccezione del nuovo tonfo di Madrid (-2,34%), hanno chiuso tutti in rialzo: da Parigi (+1,37%) a Francoforte (+1,16%) fino a Milano (+0,38%). Gli spread sulla scadenza decennale, dal canto loro, hanno archivato la seduta poco mossi. Il BTp-Bund, con il rendimento del titolo di Stato italiano al 5,74%, si è fermato a quota 438; il differenziale di Madrid, invece, ha concluso a 504,4 punti base (6,4% lo yield del Bonos). Fin qui alcuni dei “semplici” numeri finali: ma quali i loro perché? La risposta, per l’appunto, non è così immediata.
In mattinata, l’attenzione degli operatori era focalizzata sull’asta dei Bot italiani. La notizia del risultato era attesa per le 11. Ebbene, circa un’ora prima, su tutti i principali listini, c’è stato un vuoto d’aria. l’Ibex, già in rosso, il Cac, il Dax e il Ftse Mib, tutti sono scesi, di botto. Per quale motivo? Gli operatori, contattati da Il Sole 24 Ore, non hanno dato alcuna risposta. Forse, però, la causa può scovarsi guardando i grafici e dando rilevanza a un mix di notizie arrivate dalla Spagna. Proprio attorno alle 10 infatti, da un lato, il Cds su Madrid ha toccato il suo massimo storico (558,5 dollari); dall’altro, è stato pubblicato il calo delle vendite al dettaglio sul mercato spagnolo. Una situazione negativa “cristallizzata”, subito dopo, dalle previsioni della Banca centrale iberica: anche il secondo trimestre sarà di recessione. Inutile dire che, appena “sorseggiato” il cocktail di dati e news, gli spread iberico e italiano, fino a quel momento in discesa, sono immediatamente schizzati verso l’alto. Un movimento, complice lo schiacciarsi del rendimento del Bund (il suo yield è sceso all’1,36%), che ha innescato le vendite (il «risk off») sull’equity, facendo cadere listini.
In un simile contesto, la tanto attesa asta dei Bot è stata tutto sommato snobbata. Il Tesoro, a fronte di un rapporto di copertura della domanda di 1,6, ha venduto tutti gli 8,5 miliardi di buoni previsti. Il rendimento, dal canto suo, è salito al 2,104%: uno yield elevato che però le Borse, pur tra qualche sobbalzo (il Ftse mib è sì sceso ma circa un’ora dopo), non hanno patito più di tanto. Così, a metà giornata la cronaca della seduta registrava: da un lato, Milano e Madrid in calo; e, dall’altro, gli altri listini del Vecchio continente che danzavano sopra la parità.
La narrazione, però, successivamente è cambiata. Prima i rumors di un intervento della Bce (terzo Ltro) hanno dato un’iniziale nuova spinta all’equity. Poi, l’avviarsi delle contrattazioni di Wall Street ha offerto l’ulteriore benzina. Le piazze già positive hanno accelerato all’insù, mentre Milano ha trovato la forza per tornare in nero. L’unica eccezione è stata Madrid, che ha proseguito solitaria al ribasso. Si dirà: tutto normale, spesso e volentieri Wall Street dà il «la» al ritmo dei listini. È vero. Tuttavia, ieri c’è stato un altro «mistero». Quale? È presto detto: l’attesa era tutta per la fiducia dei consumatori Usa di maggio. Ebbene, il numero (64,9 punti contro i 68,7 di aprile) è risultato pessimo. Nonostante ciò, però, i mercati d’Oltreoceano hanno preseguito al rialzo. E quindi? Per alcuni, il dato negativo potrebbe aiutare a far tornare di moda il QE3 da parte della Fed (che farebbe il “paio” col nuovo intervento della Bce). L’idea, insomma, sarebbe quella di altra liquidità: una droga che, si sa, piace ai mercati. Quei mercati che negli Usa, in una seduta dove Facebook ha perso il 9%, hanno visto l’S&P500 salire dell’1,1%. L’euro, invece, ha terminato sotto 1,25 rispetto al dollaro

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