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Bce e G-20 danno fiato alle Borse

di Maximilian Cellino

Le Borse provano a rialzare la testa e a tirarsi fuori dalla buca nella quale si sono infilate negli ultimi tempi. Lo fanno con l'ormai consueta volatilità e con la frenesia che caratterizzano quasi tutte le sedute ormai da tre mesi a questa parte: movimenti che lasciano trasparire quanto siano ancora elevate le incertezze e le tensioni fra gli investitori. Il rialzo però c'è stato e anche abbastanza sostanzioso se si guardano i titoli del comparto finanziario (+3,81% l'indice Stoxx di settore) e i listini più sbilanciati verso questi come Milano, che non ha caso ha registrato con un progresso del 3,32% la migliore performance nel Vecchio Continente precedendo Francoforte (+2,87%), Madrid (+2,56%) e Parigi (+1,75%). E nella giornata in cui si è leggermente ridotto il differenziale di rendimento fra BTp e Bund tedesco (da 389 a 383 punti base) in progresso ha chiuso pure New York, con un'accelerazione finale che ha spinto l'S&P 500 a +2,33% (+1,35% Nasdaq).

È semplice e immediato collegare il recupero di ieri alla ridda di voci che ha accompagnato la chiusura delle riunioni che si sono tenute la scorsa settimana a Washington per il meeting annuale del Fondo monetario internazionale. L'ipotesi che secondo le indiscrezioni sarebbe stata discussa fra i ministri e i governatori del G20 (in previsione dell'incontro di Cannes del 3-4 novembre) prevederebbe l'ampliamento del fondo europeo salva-stati (Efsf) fino a 3mila miliardi di euro facendo uso della leva e, in parallelo, la creazione di una sorta di cordone di protettivo attorno alle banche in difficoltà.

Ma a propiziare il riavvicinamento degli investitori alle banche e ai listini azionari in genere è stata ieri anche la crescente speculazione sulle mosse che la Banca centrale europea (Bce) sarà probabilmente costretta a prendere per cercare di scongiurare la crisi del sistema finanziario europeo. Aumenta di numero, sotto questo aspetto, il partito di quanti ritengono possibile un taglio dei tassi da parte dell'istituto di Francoforte (si parla addirittura una sforbiciata di 50 punti base, per riportare il costo del denaro all'1% di inizio anno) e cresce anche il dibattito fra gli stessi banchieri centrali: alle parole possibiliste dell'austriaco Ewald Nowotny ha ieri prontamente ribattuto il lussemburghese Yves Mersch, preannunciando quindi una riunione infuocata il prossimo 6 ottobre.

Forse più che ai tassi ieri si è però guardato a quelle mosse «non convenzionali» che l'Eurotower potrebbe estendere ulteriormente nel tentativo di alleviare le difficoltà delle banche nel l'approvvigionamento del denaro. Da più parti si dà ormai quasi per scontato il ripristino delle aste di rifinanziamento con quantitativo illimitato di denaro della durata di 12 mesi, mentre Bloomberg ha riportato la voce di un funzionario di una banca centrale europea secondo la quale si starebbe pensando di riprendere il programma di riacquisti di covered bond (obbligazioni emesse dagli istituti di credito e garantite da mutui) interrotto nel giugno dello scorso anno.

Un'azione del genere garantirebbe liquidità immediata alle banche in difficoltà e permetterebbe di riaprire un canale fondamentale per la raccolta che con la crisi di fiducia di queste settimane minaccia invece di esaurirsi. Non a caso, molti trader facevano notare ieri che, dopo un avvio di seduta difficile, gli investitori hanno ricominciato a comprare i titoli delle banche proprio quando si è iniziato a parlare di riacquisti di covered bond.

Che si parli di Bce o di G-20, il percorso per assumere le decisioni che il mercato sembra aspettarsi resta comunque lungo e tortuoso (specialmente sul piano politico) e di questo si dovrà tenere conto nelle prossime giornate. «Mi auguro che la reazione di ieri degli investitori non sia basata esclusivamente sui rumor che circolano su piani di salvataggio da migliaia di miliardi di euro o su un cambiamento di direzione fondamentale della Bce – avverte Erik Nielsen, capoeconomista di UniCredit – perché temo che il mercato finirebbe presto per rimanere ancora una volta delusi». Per una riprova non si dovrà poi attendere molto: domani sono attesi i voti del parlamento finlandese sul via libera all'ampliamento delle competenze del fondo Efsf, giovedì sarà la volta di Germania e Austria.

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