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Bce e fondi salva-Stati contro il contagio

Più che l’uscita della Grecia dall’euro, è il contagio dovuto all’escalation della crisi greca su Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda e persino Belgio a preoccupare i leader politici europei e le istituzioni europee, in particolare la Bce. Il solo timore che il default su tutto il debito pubblico e privato greco possa avverarsi – con impatti devastanti per il sistema bancario europeo e ripercussioni molto negative per i debiti pubblici nazionali – ha un potere estremamente destabilizzante sui rendimenti e spread dei titoli di Stato dei Paesi nell’area dell’euro maggiormente indebitati. In aggiunta, il calo a singhiozzo dei depositi bancari nelle banche greche e spagnole, anche se a livelli ancora non allarmanti (-30% in Grecia, – 8% in Irlanda, – 4% in Spagna), è altrettanto contagioso e può generare panico se incalzato dal ritornello di un euro moribondo a causa dell’ultimo colpo di coda – politico – della crisi.
Ecco allora che tanto il mercato quanto le istituzioni e la classe politica in Eurolandia si stanno concentrando in questi giorni – in vista dell’esito delle seconde elezioni greche – sugli strumenti d’intervento, quelli già disponibili e quelli in cantiere, per contenere il contagio sui titoli di Stato periferici e sui depositi bancari: in pole position la Bce, seguita dai fondi di stabilità Efsf e Esm che andranno resi più efficienti ed efficaci. Infine, nella prospettiva di un’integrazione ferrea fiscale e politica dell’Eurozona, sul tavolo non mancano gli union-bond abbinati alla possibile creazione di un fondo di garanzia unico europeo per i depositi bancari.
La Bce
L’Eurosistema delle banche centrali dei Paesi aderenti all’euro dispone di mezzi potenzialmente illimitati e strumenti d’intervento immediati su titoli di Stato e banche. L’acquisto di 214 miliardi di titoli di Stato europei sul mercato secondario (il Securities markets programme Smp per ripristinare i meccanismi di trasmissione nel mercato monetario) e due operazioni LTRO di prestiti a tre anni all’1% per un totale di 1.000 miliardi sono la dimostrazione che la Bce può fare e fare tanto. Tuttavia queste armi sono spuntate se non supportate da una volontà politica inossidabile di vera unione fiscale per il risanamento dei conti pubblici negli Stati ad alto deficit e debito, con riforme strutturali per la crescita ma anche tagli mirati alla spesa pubblica non produttiva. La Bce, nel caso di contagio dilagante dalla crisi greca, può riattivare Smp e LTRO per importi molto consistenti: il mercato reclama contestuamente l’annuncio di un tetto massimo ai rendimenti dei titoli di Stato italiani e spagnoli e una nuova LTRO a cinque anni.
Efsf e Esm
Nel caso in cui Italia, Spagna e Belgio dovessero essere contagiati pesantemente dagli sviluppi in Grecia, i due fondi di stabilità (l’Esm prevedibilmente da questa estate) potranno intervenire con una vasta gamma di strumenti, avendo come unico impedimento quello della raccolta rapida di ingenti quantità di denaro sul mercato. Efsf e Esm possono acquistare titoli di Stato in asta e sul secondario, ricapitalizzare le banche (per ora attraverso gli Stati ma i mercati auspicano formule di rafforzamento patrimoniale dirette sull’equity degli istituti bancari), finanziare con prestiti o mettere a disposizione linee di credito, offrire garanzie sulle nuove emissioni di titoli di Stato. Per consentire una protezione totale della durata di tre anni a Spagna, Italia e Belgio in aggiunta a Grecia, Portogallo e Irlanda (con i piani di aiuti a questi ultimi due Stati incrementati di 20-40 miliardi) la potenza di fuoco dei due fondi congiunti anche come forma di deterrente dovrebbe essere aumentata ad almeno 1.000 miliardi dagli attuali 700: il rafforzamento dei firewall è stato caldamente sostenuto dal Governo Monti. Nello scenario peggiore, per scongiurare una spirale di contagio incontrollata, i mercati premono per la concessione di una licenza bancaria all’Esm: in questo mondo, la raccolta di fondi potrebbe avvenire presso la Bce, aumentando la capacità e la rapidità dell’intervento.
Union-bond e fondo per i depositi bancari
Il miglior modo per neutralizzare il contagio dalla Grecia è quello di creare titoli di Stato europei e garanzie europee sui depositi delle banche dell’Eurozona. Questi due strumenti, i cui progetti marciano in via parallela perché complementari, non sono ancora stati definiti nei dettagli perchè devono essere preceduti da un accordo politico lungimirante di integrazione politica e fiscale e di volontà politica di mutua assistenza. Gli Stati dell’Eurozona possono essere chiamati a garantirsi reciprocamente una grossa fetta di debito pubblico (per esempio fino al 60% del Pil) e di depositi bancari solo nel caso in cui venga rispettato senza scappatoie un comune obiettivo con regole comuni: quello di evitare nella maniera più assoluta il default sui debiti sovrani e la bancarotte delle banche. Non è escluso che, prima delle prossime elezioni greche che sono fonte di enorme instabilità, i ministri dell’economia e delle Finanze e i capi di Stato e di governo dell’Eurozona non decidano di dare un colpo di acceleratore agli union-bond, visti molto favorevolmente dall’Italia. Anche sull’avvio di un fondo di garanzia europeo per i depositi bancari – che non è una proposta presentata dall’Italia nè tantomeno dalla Banca d’Italia – i mercati si auspicano progressi a breve per tranquillizzare i depositanti.

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