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Bce, Draghi valuta nuovi stimoli all’economia

BERLINO Mario Draghi ancora in campo aperto per dire che la Bce c’è, ci sarà e farà quello che deve. Con i mercati che recepiscono: indeboliscono l’euro, fanno scendere lo spread italiano sotto quota cento e spingono le Borse. Ieri, il presidente della Banca centrale europea ha segnalato nella maniera più forte usata finora che l’istituzione di Francoforte è pronta, se sarà necessario, a incrementare il programma di acquisto di titoli sui mercati (Quantitative Easing, QE) e a usare ogni altro strumento di politica monetaria a disposizione per dare ulteriore stimolo all’economia dell’Eurozona e, soprattutto, alla crescita dell’inflazione. Già alla prossima riunione del consiglio dei Governatori.
«Il grado di accomodamento della politica monetaria – ha detto – dovrà essere riesaminato alla nostra riunione sulle politiche di dicembre, quando le nuove proiezioni saranno disponibili». Le ipotesi sono quelle di cui si parla da tempo: allungamento del programma di acquisto di 60 miliardi di titoli al mese, oggi previsto fino al settembre 2016; incremento del QE oltre i preventivati 1.100 miliardi; ampliamento della base di titoli acquistabili. Ma anche altre, nuove: tra queste, Draghi ha citato la possibilità di abbassare il tasso d’interesse sui depositi bancari, che è già negativo dello 0,2%: significa che le banche dovrebbero pagare ancora più di oggi per tenere il loro denaro parcheggiato presso la Bce. Quest’ultimo punto, discusso nella riunione di ieri, sarebbe un cambio di politica: finora, il livello attuale dei tassi era considerato già al livello zero sotto il quale non si può andare.
A segnalare il fatto che i governatori dell’Eurozona ritengono decisamente possibile, se non probabile, un allentamento ulteriore della politica monetaria – a fronte di rischi di rallentamento della crescita nei Paesi emergenti e di inflazione bassa o in territorio negativo come in settembre – non c’è solo la circostanza che alcuni di essi avrebbero voluto agire già ieri. C’è anche un nuovo linguaggio. Chiarendo che la Bce sta preparandosi a tutte le ipotesi possibili di utilizzo di nuovi strumenti, Draghi ha detto che la discussione sul tema ieri è stata ricca anche se non si è ancora deciso quali usare. E ha voluto specificare che l’atteggiamento della banca «non è di wait-and-see (aspetta e vedi) ma di work-and-assess (lavora e valuta)». Tutto è pronto per un’intensificazione dello stimolo monetario entro la fine dell’anno, se l’inflazione non riprenderà a salire. I mercati hanno reagito immediatamente. Lo spread italiano sui Bund tedeschi è caduto del 5%, sotto quota cento, a 98. Le Borse sono salite sia in Europa che in America. Soprattutto, l’euro si è indebolito, da oltre 1,13 dollari a 1,113: obiettivo non dichiarato ma probabile di Draghi che durante la conferenza stampa ha sottolineato tra le cause della bassa inflazione il rafforzamento dell’8% della moneta unica nei mesi scorsi. Movimenti che confermano l’ormai indiscutibile capacità di Draghi di usare l’effetto annuncio per raggiungere gli obiettivi.
Il presidente della Bce ha anche detto che la politica monetaria della Bce è uno dei fattori, assieme al calo del prezzo del petrolio, della ripresa. Ma ha aggiunto che per raccoglierne i «benefici pieni» vanno portate avanti le riforme. Per trasformare la ripresa da ciclica a strutturale.

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