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Bce, disgelo sull’aumento per Siena. Primo sì al bilancio della banca, apertura (cauta) dalla Bundesbank

È il momento del passaggio più stretto verso la sicurezza per Monte dei Paschi di Siena, quello attraverso i grattacieli un po’ démodé di Francoforte: sulla Kaiserstrasse dove ha sede la vigilanza della Banca centrale europea, ma anche lungo la Wilhelm Epstein Strasse dove il palazzo della Bundesbank si allarga in un giardino sprofondato nel silenzio. Nelle prossime ore, la reazione di queste strutture al piano di risanamento per Mps può determinare il futuro della banca, quello del sistema finanziario italiano e magari del governo di Matteo Renzi.

La Bce formalmente riceverà il piano definitivo solo oggi e a decidere sarà probabilmente l’incontro di venerdì del Consiglio unico di sorveglianza, che raccoglie anche gli esponenti delle capitali dell’area euro. Una prima valutazione sulle grandi linee del piano inviate da Siena a Francoforte però è positiva, con una buona notizia in più: in Bce, dopo un esame giuridico, si è concluso che Mps non dovrà fare maggiori accantonamenti sull’intero portafoglio di prestiti (inclusi quelli perfettamente sani) per tenere conto di presunte maggiori probabilità di perdite da default dopo la vendita imminente dei crediti cattivi. È una svolta importante: se la decisione fosse andata in direzione opposta, la banca di Siena avrebbe rischiato di trovarsi con un buco di capitale in più per altri due miliardi.

Anche la Bundesbank segue da vicino gli sviluppi del caso Mps: il suo approccio avrà molta influenza nel Consiglio di vigilanza della Bce, dove siede anche il rappresentante della banca centrale tedesca Andreas Dombret. Per ora l’orientamento nella Bundesbank non appare di chiusura. Tutti capiscono a Francoforte che l’Unione bancaria è arrivata a un bivio: il piano di cessione dei crediti in default e di ricapitalizzazione di Mps non può funzionare senza l’approvazione chiara della vigilanza europea. I risultati in arrivo domani sera degli esami dell’Autorità bancaria europea del resto non lasciano spazio. Nel cosiddetto «scenario avverso» (quello che simula una recessione e un crollo dei mercati nei prossimi anni), Monte dei Paschi dovrebbe risultare avviato al giudizio peggiore: «minaccia imminente», secondo la definizione dei tecnici, poiché l’istituto risulterebbe sotto ai requisiti minimi di capitale nel prossimo anno in un ipotetico scenario di crisi. A quel punto il Consiglio unico di risoluzione di Bruxelles in teoria potrebbe decidere di mandare la banca in un fallimento ordinato, qualora Mps non dovesse conformarsi alle richieste di aumentare il capitale che la Bce gli presenterà in modo formale nell’autunno.

Così l’Unione bancaria europea è diventato un ingranaggio in cui i regolatori stessi possono innescare una minaccia alla stabilità finanziaria. Possono farlo, spingendo sull’orlo del precipizio una banca di dimensioni vitali sulla base di scenari ipotetici e di prescrizioni sul capitale aggiornate tanto spesso da allontanare gli investitori. Ma queste oggi sono le regole, e a maggior ragione conteranno i segnali della Bundesbank. Il primo è che il peggio non accadrà: nessuno ha interesse destabilizzare i mercati in Europa con una forzatura.

Nella banca centrale tedesca si ritiene che il piano per Mps possa avere il sostegno della Bce, a condizione che garantisca la pulizia del bilancio dell’istituto una volta per tutte. Quel piano oggi prevede la vendita di crediti in default del valore teorico di 27 miliardi a prezzi molto più bassi, tali da implicare nuove forti svalutazioni del bilancio del Monte. Nella Bundesbank si vuole essere certi che anche il secondo blocco di 20 miliardi di crediti di difficile riscossione, che resta in banca, venga svalutato in misura coerente.

In realtà i due blocchi di crediti problematici non sono uguali. Il secondo da 20 miliardi, che resta dentro Mps, appare di qualità migliore. Ma nella stessa Jp Morgan, la banca americana che guiderà la ricapitalizzazione di Siena, l’analisi è simile a quella della Bundesbank: il nuovo Monte dei Paschi deve presentarsi al mercato con un bilancio trasparente e pulito dai vecchi problemi, se vuole avere una chance di raccogliere le risorse che gli servono. E il piano è giudicato in linea con le aspettative della Bundesbank. Mentre la cifra dell’aumento di capitale previsto – 5 miliardi – ad oggi sembra sufficiente a finanziare anche i nuovi accantonamenti su quel blocco di crediti da 20 miliardi di cui si parla tanto nella Wilhelm Epstein Strasse di Francoforte .

Federico Fubini

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