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Bce decisiva per il decollo di Sure e Fondo rilancio

«Dopo l’accordo del 9 aprile sullo strumento Sure da 100 miliardi, il volume delle nostre emissioni nel 2020 e nel 2021 sarà aumentato per importi considerevoli, già a partire dal terzo trimestre di quest’anno». Così la Commissione europea, emittente occasionale di bond europei (19 titoli obbligazionari in circolazione con scadenze fino al 2042 e un piano di raccolta da 800 milioni nel 2020 e 10 miliardi nel 2021), ha iniziato nei giorni scorsi a preparare i mercati all’arrivo di nuovi EU-bond per l’emergenza della crisi pandemica. La formula per i bond che finanziano Sure, sottolinea la Commissione in una presentazione, è quella nota del “back-to-back lending”, cioè bond collegati direttamente all’erogazione di prestiti: come per l’Efsm (finanziamenti a Portogallo e Irlanda tra il 2011 e il 2014 per 46,8 miliardi) o, nell’extra-Eurozona, per la Bilancia dei Pagamenti (Ungheria, Romania e Lettonia) e assistenza macro-finanziaria extra-Ue. La proposta storica di Francia e Germania, che rotea attorno all’emissione di EU-bond da parte della Commissione non più con prestiti sottostanti ma sussidi a fondo perduto, se andrà avanti farà da apripista alla mutualizzazione dei debiti e sarà destinata a rivoluzionare il ruolo della Commissione nella raccolta di fondi europei e a chiamare in gioco ancora una volta la Bce.

La struttura del Recovery Fund da 500 miliardi promosso da Parigi e Berlino, un «passo nella giusta direzione» che però affonda nel terreno paludoso e scivoloso del compromesso tra Paesi nordici e Paesi iperindebitati, non crea l’eurobond fuori Trattato, perchè punta sulla Commissione, emittente di debito europeo già autorizzato dal Trattato e già conosciuto dai mercati: colloca bond e si finanzia sul mercato dei capitali per conto dell’Unione europea. Gli EU-bond, con cinque rating “AAA”, hanno una curva dei rendimenti da 1 a 30 anni quasi del tutto a metà strada tra i rendimenti dei titoli di Stato francesi e tedeschi: una raccolta a condizioni vantaggiosissime trasferite poi ai prestiti.

I dettagli del Recovery fund franco-tedesco non esistono, non sono stati definiti: questo gravoso compito, che consisterà soprattutto nel collegare il rimborso degli EU-bond, i trasferimenti a fondo perduto e il budget pluriennale comunitario, spetta alla Commissione che per il 27 maggio deve ottenere il disco verde dai 27 Paesi della Ue. Ieri il vicepresidente Valdis Dombrovskis ha rilanciato, prospettando un fondo per la ripresa da 1.000 miliardi, di cui 500 in aiuti con sussidi e 500 con prestiti. Arginando così sul nascere la critica sull’insufficienza dei 500 miliardi per la ricostruzione dopo la pandemia.

Quale che sia l’importo finale del fondo di solidarietà e di ripresa, e quale che sia il meccanismo del rimborso degli EU-bond, di certo l’efficacia di questa operazione finanziaria per il rilancio e il rafforzamento dell’economia europea si misurerà nei tempi e nell’entità dei primi fondi erogati. La crisi Covid-19 è estremamente devastante in un arco temporale straordinariamente breve: intervenire in fretta per riparare i danni sarà fondamentale. La Commissione quindi potrebbe trovarsi già nella seconda metà di quest’anno nella posizione di dover emettere grandi quantità di EU-bond, per Sure e Recovery Fund.

Questa impresa sarà tanto più facile quanto più la Ue potrà contare sulla Bce: i due programmi di acquisti netti in corso della banca centrale europea App (20 miliardi al mese aumentati di una dote da 120 miliardi entro fine anno) e il Pepp da 750 miliardi, prevedono già l’acquisto dei bond di enti sovrannazionali. Al momento, la Bce sta comprando più titoli di Stato nell’area dell’euro dei Paesi più indebitati (Italia, Francia e Spagna): se Sure e Recovery Fund dovessero sostituirsi all’emissione dei titoli di Stato nazionali (il primo in via temporanea il secondo anche in via definitiva), allora la Bce potrebbe acquistare più EU-bond. «Stimiamo che il fabbisogno di finanziamento supplementare degli Stati generato da questa crisi, per il solo 2020, sia in totale fra mille e 1.500 miliardi – ha detto la presidente Bce Christine Lagarde in un’intervista a quattro quotidiani europei, dando un segno di apertura ai progetti di bond europei -.Alcuni riusciranno senza difficoltà a raggiungere le somme necessarie, altri hanno bisogno di una solidarietà finanziaria europea, la cui dimensione e composizione dipenderanno dall’ambizione dei capi di Stato e di governo, guidati da Charles Michel e Ursula von de Leyen. Questo piano di rilancio europeo io spero sia rapido e massiccio».

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