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Bce day, i prestiti alle banche non potranno aumentare Pronto il piano anti-contagio

Nella serata di ieri, quando la vittoria del “No” al Greferendum si è fatta certa, i membri del Consiglio direttivo della Bce si sono sentiti per preparare la delicata riunione di oggi. Spetta a loro la prima risposta al voto greco che allontana l’accordo sul salvataggio ellenico. A questo punto la scelta che con ogni probabilità Draghi e i governatori centrali potrebbero già prendere in giornata è quella di svalutare i titoli delle banche greche: Francoforte tramite l’Ela negli ultimi mesi ha versato 89 miliardi di liquidità agli istituti ellenici in cambio di una serie di collaterali in garanzia del prestito.
L’Eurotower per tutelarsi rispetto al sempre più probabile default potrebbe chiedere alle banche più garanzie per mantenere aperta la linea di credito. Un modo per coprirsi che contemporaneamente avrebbe l’effetto di mettere pressione a Tsipras nel negoziato con i partner europei.
Al di là di questa scelta, oggi sul tavolo del direttivo ci saranno quattro opzioni. Primo, chiudere l’Ela, pretendere subito il rimborso degli 89 miliardi e mandare in default Atene prima ancora che partano i nuovi negoziati. Scelta da escludere, il fischio finale non spetta a Draghi ma ai politici che salvo incidenti avranno tempo fino al 20 luglio, giorno in cui Atene andrà tecnicamente in bancarotta.
Seconda opzione, abbassare il tetto degli 89 miliardi. La Bce considera bancarotta e Grexit più vicini e chiede indietro parte dei soldi prestati agli istituti ellenici. Anche questa, per quanto circolata ieri tra le opzioni realistiche, sarebbe una scelta dirompente e dunque poco probabile. La terza opzione è quella che, al contrario, Francoforte,così come chiesto ieri sera dal governo greco, aumenti il tetto dell’Ela, dando nuova liquidità alle banche permettendogli di riaprire. Politicamente è auspicata da Bruxelles e dalle Cancellerie che sperano ancora in un accordo, ma è difficile che, anche aumentando i collaterali richiesti in cambio della liquidità, i governatori centrali possano esporsi ancora di più su un salvataggio sempre più lontano. Oltretutto se le banche riaprissero grazie ai soldi Bce in assenza di passi avanti nel negoziato gli sportelli verrebbero presi d’assalto innescando una pericolosa emorragia che poi sarebbe difficile da tamponare.
L’opzione più accreditata a ieri sera, dunque, era quella che vorrebbe la Bce ferma, che non alza e non taglia il tetto degli 89 miliardi. Certo, le banche greche ormai hanno esaurito quei soldi e difficilmente potranno riaprire. Ecco perché da Francoforte pensano che «a questo punto le banche greche resteranno chiuse sine die». Poi se ci saranno sviluppi nel negoziato politico Francoforte farà la sua parte versando nuova liquidità e facendo tornare alla normalità la Grecia.
Infine c’è la preoccupazione che per effetto del “No” i mercati diano in escandescenza facendo crollare le Borse e volare gli spread dei paesi periferici. Con il Quantitative easing in corso, la Bce da marzo inietta 60 miliardi di euro al mese nel sistema. La scorsa settimana la Banca centrale non ha concentrato i propri acquisti sui titoli di Stato dei paesi più vulnerabili come Italia, Spagna e Portogallo. In caso di difficoltà il direttivo potrebbe decidere di farlo. E se non bastasse i governi dei paesi eventualmente assediati dagli spread potrebbero chiedere di accedere al programma Omt: acquisto illimitato dei bond in cambio di un programma di impegni e riforme che oggi, al contrario del passato, non dovrebbe essere particolarmente stringente.
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