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Bce Danièle, la professoressa dalla penna rossa

L’appuntamento più atteso del 2014 nell’eurozona sta arrivando. Domenica prossima, 26 ottobre, all’ora di pranzo, si saprà quali banche hanno superato gli stress test della Banca centrale europea (Bce). E a dare i giudizi finali, così come a curare l’intero team di supervisione nel caso qualcuno sia bocciato, sarà la francese Danièle Nouy, capo del Single supervisory mechanism (Ssm). «È un sergente di ferro, un rullo compressore, ma per fortuna ha anche un umorismo non comune», riferisce un alto funzionario della Bce. Di ironia, tuttavia, ne userà poca nei prossimi giorni. 
Migliaia di dati
Il compito non è di quelli facili. La Bce, negli ultimi dodici mesi, ha raccolto migliaia di dati sugli istituti di credito della zona euro. Per la precisione, sono stati 130 a essere scrutinati. A dare l’ultima parola, insieme al presidente Mario Draghi e al vice presidente Vítor Constâncio, sarà una signora francese minuta e con un fisico nervoso. «A vederla sembra un olivo piegato dal vento, ma sia chiaro, non spezzato. Eppure è lei che dirà chi è in salute e chi no nell’area euro», ha scritto ironicamente Stephen King, capo economista di Hsbc. È la Nouy la maestrina dalla penna rossa che fa paura ai banchieri, proprio perché è lei che sa nel dettaglio dove cercare per trovar squilibri e asimmetrie. Forte dell’esperienza come segretario generale dell’Autorità di controllo prudenziale della Banque de France , la Nouy è conosciuta nell’ambiente bancario come una figura incorruttibile e dal profilo bassissimo. Poche interviste, ancora meno incontri istituzionali. Ciò che serviva, quindi, per la più colossale operazione di vigilanza nella storia dell’euro.
Il basso profilo della Nouy non è stato inutile. Come spiegano fonti interne della Bce, è stata lei a mediare con la Bundesverband deutscher Banken (Bdb), l’associazione delle banche tedesche, al fine di garantire l’inclusione negli stress test anche di alcune delle maggiori Landesbank , le banche territoriali.
Contro Schäuble
E dire che il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schäuble, ha cercato in ogni modo di escluderle dalla vigilanza unica. Non c’è stato verso. Con piglio deciso, la Nouy ha detto no: «Tutti i più grandi gruppi devono rientrare negli stress test . Non so quante banche saranno bocciate, ma tutti devono sapere che a noi interessa la qualità dei bilanci. Chi non ha dei bilanci sani, dovrà metterli in ordine». Gli occhi sono puntati sugli istituti di credito di tre Paesi in particolare, Germania, Italia e Grecia. L’obiettivo della Nouy è solo uno. «Vogliamo evitare nuove crisi. Chi è vulnerabile dovrà essere messo in sicurezza», ha detto in febbraio. E mettere in sicurezza si può tradurre in mutare il modello di business o la governance .
Il futuro della Bce, e della Nouy, vedrà un completo cambio di paradigma rispetto al passato. In giugno la Nouy ha spiegato che le banche dell’eurozona saranno sottoposte ogni anno a stress test . Proprio come le controparti statunitensi. «È necessario per mantenere una stabilità di fondo e per ridare fiducia nell’intero progetto di vigilanza unica», ha spiegato il banchiere centrale transalpino. Una rivoluzione osteggiata con forza sia da Parigi sia da Berlino, che non volevano ingerenze esterne sui sistemi bancari domestici. Ma la vittoria, alla fine, è stata del numero uno dello Ssm.
Rinforzo italiano
Ma non c’è solo la Nouy. A darle man forte ci saranno anche altre figure. La più importante è un italiano, Ignazio Angeloni, a capo della divisione Financial stability del Ssm. È lui che ha controllato in questi mesi che gli istituti di credito siano in grado di reggere a eventuali choc esogeni. Ed è Angeloni che deve dire alla Nouy quali banche dovranno essere ristrutturate e come.
La squadra della Nouy si completa con altre tre figure femminili: il suo vice, la tedesca Sabine Lautenschläger, la canadese Julie Dickson e la finlandese Sirkka Hämäläinen. Nomi poco conosciuti al grande pubblico, ma che fra gli addetti ai lavori hanno quotazioni assai elevate. In particolare, la Dickson è stata scelta per il suo ruolo durante la crisi subprime a capo del regolatore finanziario canadese. «È stata capace, insieme all’allora governatore della Bank of Canada, Mark Carney, di evitare che le banche del Paese fossero contagiate dal morbo dei subprime », ha scritto nel 2010 Goldman Sachs. Il dream team di Draghi è pronto a bocciare gli indisciplinati. L’impressione è che lo farà senza scrupoli. Del resto, due settimane fa la Nouy ha chiarito il principio base del suo modus operandi: «Dobbiamo essere sorveglianti duri. Questa è la lezione della crisi».
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