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Bce compra ancora bond Ue ma rallenta sui titoli italiani

La Bce regolarizza il suo Pandemic Emergency Purchase Programme (Pepp), ma non molla la presa. Come era nelle attese, l’Eurotower ha riacquistato fra agosto e settembre attività per 126,8 miliardi di euro nell’ambito del piano per fronteggiare le conseguenze di Covid-19 , portando a 565,6 miliardi l’ammontare complessivo delle operazioni da quando è stato varato lo scorso marzo. La quasi totalità dei riacquisti è ancora una volta stata dedicata ai titoli di Stato, all’interno dei quali – e soprattutto qui sta la normalizzazione – gli scostamenti rispetto al criterio delle quote di capitale sono stati piuttosto limitati.

La parte del leone l’hanno fatta i Bund tedeschi con 32 miliardi nell’ultimo bimestre, seguiti dagli OaT francesi, che con 24,8 miliardi hanno scavalcato i BTp, fermi a 21,8 miliardi e soltanto leggermente al di sopra (18% contro 17%) di quanto stabilito dal criterio di ripartizione. Nel complesso, la quota destinata dal Pepp ai titoli di Stato di casa nostra da marzo è di 95,2 miliardi, vale a dire il 20% del totale proprio perché le deviazioni erano state più significative nei due bimestri precedenti (21,6% e 19,5%).

«Mentre ad agosto il declino degli acquisti poteva essere attribuito a un rallentamento stagionale, a settembre è stato probabilmente conseguenza del miglioramento delle condizioni di mercato e del fatto che l’obiettivo del programma si è spostato dal contrastare la frammentazione delle condizioni finanziarie nell’Eurozona alla trasmissione della politica monetaria», spiega Chiara Cremonesi, strategist di UniCredit Research, che adatta il ragionamento anche al minor scostamento degli acquisti a favore dell’Italia, «dovuto alla dinamica positiva dei BTp».

In sostanza, come dimostra il progressivo calo dei rendimenti e la riduzione dello spread sui Bund, la riduzione delle tensioni sui mercati rende meno impellente lo sbilanciamento verso il nostro Paese e la conferma arriva dagli stessi dati sul Public Sector Purchasing Programme (Pspp), il piano «tradizionale» sui titoli di Stato. Qui a settembre le deviazioni rispetto alle quote di capitale hanno infatti favorito soprattutto Francia (+3,7%) e Spagna (+1,4%), penalizzato al solito la Germania (-1,4%) e si sono riportati sostanzialmente in linea per quanto riguarda l’Italia (-0,2%).

Tornando al Pepp, difficile con simili premesse assistere a una nuova accelerazione degli acquisti da qui a fine anno. Anche perché, come segnalano gli analisti, l’offerta netta di titoli pubblici che i singoli Stati dovranno emettere sul mercato è negativa (il quantitativo di quelli in scadenza supera cioè l’ammontare previsto da collocare) e la situazione sui listini appare almeno al momento tranquilla.

Secondo le stime di UniCredit, alla fine del 2020 la Bce potrebbe aver utilizzato 675 miliardi di euro, circa la metà dei 1.350 miliardi complessivamente stanziati per il piano pandemico. Per i primi sei mesi del prossimo anno sarà a disposizione una quota analoga, 575 miliardi della quale potrebbe essere impiegata nei titoli di Stato, a meno di un nuovo ampliamento che gli analisti ritengono ancora altamente probabile. La mano di Francoforte continuerà dunque a farsi ancora sentire.

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