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Bce, c’è ripresa ma non troppo

Prosegue la ripresa economica nell’Eurozona, trainata dalla domanda interna, mentre la domanda estera rimane debole e c’è il rischio di un nuovo peggioramento. La domanda interna continua a essere sorretta dalle misure di politica monetaria: il loro impatto favorevole sulle condizioni finanziarie, insieme al miglioramento della redditività delle imprese, incentiva gli investimenti. Dal bollettino mensile della Bce emerge che l’orientamento monetario accomodante, il persistente aumento dell’occupazione determinato dalle riforme strutturali e il prezzo ancora relativamente basso del petrolio dovrebbero continuare a sostenere il reddito disponibile reale delle famiglie e i consumi privati. In aggiunta, l’orientamento fiscale nell’area euro è lievemente espansivo.

Al tempo stesso, però, la ripresa è frenata dal processo di aggiustamento dei bilanci in diversi settori, dal ritmo insufficiente di attuazione delle riforme strutturali in alcuni paesi e dalle stime di sviluppo contenuto nei mercati emergenti. I rischi per le prospettive di crescita restano orientati verso il basso. Inoltre è probabile che il tasso di inflazione nell’Eurozona si collochi su valori leggermente negativi nei prossimi mesi e che riprenda a salire nella seconda metà dell’anno per motivi in larga parte riconducibili a effetti base. Successivamente i prezzi al consumo dovrebbero registrare un ulteriore recupero nel 2017 e nel 2018. L’inflazione complessiva si è mantenuta attorno allo zero negli ultimi mesi.

Comunque, dopo l’ampio pacchetto di misure straordinarie adottato dalla Bce ai primi di marzo, le condizioni finanziarie generali sono migliorate. La trasmissione dello stimolo monetario alle imprese e alle famiglie, in particolare attraverso il sistema bancario, si sta rafforzando. La crescita della moneta è rimasta solida, mentre il tasso di incremento dei prestiti è in graduale aumento.

L’istituto di Francoforte si sofferma anche sulla situazione italiana: gli scostamenti rispetto ai livelli richiesti dalla regola del debito si sono ampliati, specie nei paesi con un debito molto elevato. Sia per il Belgio che per l’Italia l’aggiustamento lineare strutturale minimo è aumentato gradualmente nel periodo considerato. Invece gli altri paesi hanno migliorato il saldo strutturale più di quanto sarebbe stato richiesto per assicurare l’osservanza delle regole. Nel 2014 lo scostamento per l’Italia è stato pari all’1,2% del pil, con previsioni per il 2015 intorno ai due punti percentuali.

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