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Bce: banche più prudenti sulle cedole

C’era anche Mario Draghi, a sorpresa, ieri all’università Bocconi di Milano. L’occasione è stata la presentazione del libro «L’euro della discordia. Come è possibile un’economia della moneta unica» (tra gli autori, Benoît Coeuré, membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea). Il presidente Bce, lasciando l’ateneo, non ha voluto rilasciare dichiarazioni, ma si è limitato a salutare gli studenti e a firmare una banconota da 10 euro a uno di loro. 
Se Draghi non ha parlato, lo ha fatto però la Bce. Francoforte ha infatti “tirato la cinghia” alle cedole bancarie, chiedendo «prudenza» agli istituti di credito. «Le banche dovrebbero adottare una politica di distribuzione dei dividendi conservativa che tenga conto delle difficili condizioni economiche e finanziarie correnti», ha raccomandato la vigilanza bancaria Bce agli istituti di credito, ricordando che chi non ha passato esami e stress test non dovrebbe distribuire cedole. Francoforte, poi, ha avviato «un’analisi approfondita sulla politica in merito alla remunerazione variabile» degli istituti (i bonus dei banchieri): così si legge in una nota, secondo cui si «terrà conto della situazione patrimoniale degli enti perché la remunerazione variabile dovrebbe essere coerente con la capacità della banca di detenere una solida base di capitale».
Le parole «raccomandazioni» e «analisi» assumono un significato particolare, visto che arrivano dall’Authority che ha appena «abbracciato» sotto la sua vigilanza 120 banche europee (senza contare le altre, che — anche se restano sotto le autorità nazionali — ricadono comunque nell’eurosistema): la richiesta appare più di un invito generico alla moderazione. Le mosse di Francoforte si inquadrano in un contesto già portato avanti dalle banche centrali nazionali. Come Banca d’Italia, su cedole e bonus.
All’incontro in Bocconi Coeuré ha detto che l’unione fiscale non è necessaria «se i mercati funzionano bene». Ma, ha aggiunto, «siamo consapevoli che il “quantitative easing” può creare una bolla». E, sulla Grecia, ha ricordato le condizioni generali per il «Qe». Il programma della Bce ha però attirato le critiche cinesi: potrebbe innescare, secondo Pechino, un «deprezzamento competitivo» tra le valute mondiali.

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