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Bce avverte l’Italia “Usi il tesoretto spread per tagliare il deficit”

Alla vigilia del varo del Documento di economia e finanza, la cornice all’interno del quale si muoverà la legge di Stabilità del 2016, le maggiori istituzioni internazionali inviano moniti e segnali all’Italia. Ha cominciato l’Ocse tagliando le cruciali stime del Pil del 2016 di 2 decimali portandole dall’1,3 in controtendenza con quanto si prevede farà l’Italia che dovrebbe aumentare l’attuale previsione dell’1,4 per cento dello 0,2. A compensare l’atteggiamento del centro studi di Parigi, giunge tuttavia la Confindustria che, invece, alza le previsioni del 2015 e porta il Pil all’1 per cento (più dello 0,8-0,9 che dovrebbe inserire il governo nel Def) e stima il 2016 all’1,5. Forte anche dall’ottimo risultato dell’export che secondo l’Istat a luglio è cresciuto del 6,3% rispetto ad un anno fa, la crescita in sette mesi è del 5% e la bilancia commerciale è in attivo per 8 miliardi.
Oltre alla crescita, bordate di avvertimento investono anche l’evoluzione dei conti pubblici. Comincia la Bce che nel «Bollettino », diffuso ieri, punta l’indice sull’Italia (e sul Belgio) rilevando un «consistente ritardo» sull’azione di risanamento del debito e invitando il nostro paese ad indirizzare le risorse dovute ai risparmi sulla spesa per interessi, in pratica il “tesoretto-spread” dovuto al Qe, al taglio del deficit e non ad aumentare la spesa.
Altri «consigli» all’Italia sono giunti ieri dall’Fmi. Ieri da New York il portavoce dell’Fmi Gerry Rice ha invitato il nostro paese a fare politiche che «sostengano la ripresa e riducano il debito» puntando sulle privatizzazioni. Quanto alle tasse il Fondo si esprime solo indirettamente contro la riduzione della Tasi sulla prima casa e chiede di privilegiare una riduzione del peso del fisco su «lavoro e capitali» che in Italia, dice Washington, «resta alta».
Con la scorta di queste ultime considerazioni, e con la «validazione » del quadro macro da parte dell’Ufficio parlamentare di bilancio, oggi alle 18 il consiglio dei ministri si appresta a varare il Def. Siccome gli interventi da finanziare ammontano a 27 miliardi per ammissione dello stesso premier Renzi (sterilizzazione Iva, abolizione Tasi, contratto statali, decontribuzione nuovi assunti, Sud e pensioni sempre in bilico) la ricerca delle risorse è la partita più difficile. La prima mossa riguarderà il Pil: l’aumento di 2 decimi consentirà di liberare risorse per 1 decimo di Pil (1,6 miliardi).
L’altra partita è quella della «flessibilità» con Bruxelles (oggi Padoan incontrerà Moscovici a Roma). Due le carte da giocare. La prima: a fronte di riforme uno 0,1 in più rispetto a quanto il jobs act ci ha già permesso di risparmiare (0,4 del Pil pari a 6,4 miliardi) che già fanno parte del quadro programmatico del prossimo anno che si colloca ad un deficit Pil dell’1,8 per cento.
La seconda è la clausola per investimenti: lo sconto per il primo anno è «secco» ed è sulla quota di cofinanziamento dei fondi strutturali europei che l’Italia decide di spendere nel 2016, ovvero 4-5 miliardi (0,3 del Pil). A conti fatti l’Italia potrebbe portare così il deficit nominale oltre l’1,8, forse al 2,2 per cento, come annunciato ieri dal consigliere di Palazzo Chigi Yoram Gutgeld per «finanziare il taglio delle tasse» La sorpresa dell’ultima ora potrebbe essere la richiesta di attivazione di una ulteriore clausola, quella per far fronte al drammatico problema dei migranti. In questo caso bisognerà vedere quali parametri deciderà Bruxelles.
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