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Bce, arriva la prima apertura della vigilanza sulla bad bank

MILANO – Un quadro a tutto tondo sul sistema bancario italiano. Che è servito alle banche italiane a fare chiarezza sugli esiti dello Srep oramai in arrivo e sulla gestione delle sofferenze e il peso degli accantonamenti. E che d’altra parte è servito alla Bce a capire gli umori del settore e a fugare qualche timore. L’incontro riservato avvenuto ieri a Milano, nella sede di Banca d’Italia, tra il capo della Vigilanza europea, Danièle Nouy, e i vertici del credito ha lasciato entrambe le parti pienamente soddisfatte. Lo scambio di informazioni è stato definito «proficuo» da chi era presente. Alle due ore di discussione «franca e aperta» tenutasi nella sede milanese di Banca d’Italia hanno preso parte i principali manager bancari italiani. Tra questi Carlo Messina (ad di Intesa Sanpaolo); Federico Ghizzoni (UniCredit), Alberto Nagel (Mediobanca) Giuseppe Castagna (Bpm); Fabrizio Viola (Mps); Alessandro Vandelli (Bper); Piero Montani (Carige); Francesco Iorio (Pop.Vicenza) e Cristiano Carrus (Veneto Banca). Accanto alla Nouy sedevano il vice direttore generale di Bankitalia, Fabio Panetta, membro del consiglio di sorveglianza del Meccanismo unico di sorveglianza, che ha sottolineato come l’incontro sia andato «molto bene».
Presente anche il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, che ha definito il vertice «utilissimo e interessantissimo».
Da parte dei banchieri in verità totale riserbo sui contenuti. A quanto risulta, il confronto si sarebbe focalizzato come detto su due elementi in particolare: quello degli Srep, il processo di revisione prudenziale che la Bce ha realizzato per la prima volta sulle 120 banche europee. A breve i risultati verranno approvati dal Governing Council e ufficializzati alle banche. La Bce non avrebbe intenzione di chiedere la divulgazione al mercato, ma è anche vero che – come anticipato dal Sole 24 Ore – l’ultima parola spetterà alle singole authority di controllo dei mercati, che in Italia è la Consob. La relazione di ieri quindi avrebbe riguardato in particolare il processo di revisione prudenziale (Pillar 2) e dei principi per la gestione del rischio, da quello di credito a quello di mercato a quello operativo. Nouy «ha dato una serie di informazioni ed è stata molto chiara, mi è piaciuta, quello che volevamo l’abbiamo ottenuto», ha commentato all’uscita lo stesso a.d. del Banco Popolare Pier Francesco Saviotti.
Ad anticipare quali possano essere gli esiti finali degli Srep del resto era stata in mattinata la stessa numero uno dell’Ssm. Nel corso di una conferenza all’Università Cattolica sulla vigilanza nell’area euro (a cui hanno partecipato gli stessi banchieri), il capo della vigilanza ha spiegato che i requisiti patrimoniali di secondo pilastro previsti nel prossimo anno per gli enti significativi risultano «lievemente innalzati» rispetto al 2015, «in media di circa 30 punti base». Oltre alle misure di secondo pilastro, ha detto ancora Nouy, «l’introduzione graduale delle riserve di capitale richiede un aumento della dotazione patrimoniale di circa 20 punti base». Nel complesso, in sostanza, l’incremento medio dei requisiti patrimoniali post-Srep dovrebbe aggirarsi in media in Europa dello 0,5 per cento.
Altro tema all’ordine del giorno dell’incontro di ieri è stato anche quello dei crediti. In questo senso, è possibile che i banchieri abbiano posto il problema delle richieste crescenti degli accantonamenti su crediti. Un aspetto, questo, a cui la Bce tiene particolarmente tanto da chiedere un costante incremento delle coperture. Il timore diffuso in ambito bancario, ora, è che possa diventare un benchmark la svalutazione applicata alle sofferenze delle quattro banche popolari appena salvate dal Fondo di risoluzione, che sono state svalutate in maniera massiccia, fino al 12,5% del loro valore originario (1,5 miliardi rispetto a 8,5 miliardi lordi).
Il tema delle sofferenze del resto si intreccia con il varo della tanto discussa bad bank, o meglio asset management company, dossier a cui sta lavorando da tempo il Governo e oramai a portata di mano, come ricordato nei giorni scorsi dallo stesso ministro dell’Economia Padoan. Un appoggio importante a questo progetto del resto è arrivato proprio dalla stessa Nouy. «Abbiamo la necessità di usare tutti i possibili strumenti e spero che questa struttura possa andare in porto», ha detto il capo della vigilanza della Bce, che ha comunque sottolineato che «se non sarà possibile ci sono altre opzioni». Del resto, ha ribadito la funzionaria, «le esposizioni deteriorate rappresentano ancora una seria sfida sul piano prudenziale in alcuni paesi, inclusa l’Italia».
Tolto questo fardello, per l banche italiane potrebbe esserci spazio per un vero recupero in termini di redditività. Anche perchè, come ricordato ieri anche dal presidente dell’Abi Antonio Patuelli, «nonostante le tensioni internazionali» ci sono le condizioni «migliori, interne ed esterne per la ripresa».

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