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Bce ancora una volta in prima linea

La riapertura dei mercati finanziari del lunedì mattina è sempre stato un limite invalicabile dei summit durante i fine settimana. Si è trasformata in un’altra regola infranta nel corso della crisi dell’euro, dove si è scelto invece di lasciar trascorrere nell’indecisione questa scadenza come se nulla fosse. Se non che, poi, i mercati riaprono e qualcuno deve affrontare le conseguenze dell’incertezza e le turbolenze che questa provoca.
In Europa, questo compito tocca alla Banca centrale europea e si ripresenta oggi in tutta la sua drammaticità. Il consiglio della Bce deve decidere ancora una volta cosa fare della liquidità di emergenza (Ela) per le banche greche, l’ultimo filo che tiene attaccate loro e il Paese, all’Unione monetaria. E deve al tempo stesso confrontarsi con i possibili effetti di contagio e un imminente rimborso (il 20 luglio) per 4,2 miliardi di euro da parte di Atene, che non ha le risorse per farlo.
Sullo sfondo, un clima di scontro al quale nemmeno la Bce è più immune. Secondo quanto rivelano partecipanti alla riunione dell’Eurogruppo, sabato sera perfino il normalmente impassibile Mario Draghi, presidente della Bce, e il più irascibile ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, hanno avuto un confronto dai toni piuttosto duri. Ad alcune osservazioni di Draghi sulla sostenibilità del debito greco, Schäuble avrebbe commentato seccamente: «Non sono stupido». Anche se l’episodio è stato derubricato dai portavoce delle due parti a «scambio di vedute», a quanto pare l’atmosfera all’Eurogruppo si è surriscaldata in diverse occasioni. Una fonte ha riferito all’agenzia Reuters che «sembrava di essere all’asilo infantile».
Potrebbero sembrare note di colore se non fosse che la Bce si trova ancora più sola davanti all’assenza di una decisione politica. Il consiglio di Francoforte può decidere di mantenere congelato il tetto dell’Ela agli 89 miliardi di euro fissati due settimane fa. Le banche dovranno allora restare chiuse, ma c’è da chiedersi quanto l’economia greca possa continuare a funzionare a banche chiuse senza subire danni irreparabili. Ma la riapertura delle banche richiederebbe viceversa un aumento dell’Ela che non è possibile senza una copertura politica, che Draghi non ha ottenuto dall’Eurogruppo, e l’indicazione che la Grecia e i suoi partner europei stanno andando verso un accordo. L’aumento del rischio a carico della Bce sarebbe probabilmente intollerabile anche per i banchieri centrali più dialoganti. La sospensione dell’Ela, al contrario, aprirebbe una porta diretta sulla Grexit.
L’altro elemento sempre più in dubbio è la solvibilità dello Stato greco, dal quale dipende quella degli istituti di credito, il primo requisito dell’Ela. E d’altra parte lo stesso documento su cui ha lavorato l’Eurogruppo prevede una cifra attorno ai 10 miliardi di euro «immediati» per una ricapitalizzazione delle banche, un segnale che la loro solvibilità è ormai messa apertamente in discussione.
Quella che si presenta alla riapertura dei mercati finanziari rischia di essere dunque una Bce senza rete, dopo tutti gli sforzi di Draghi in questi mesi perché ci fosse un’assunzione di responsabilità da parte dei politici sulla continuazione dell’appartenenza di Atene all’unione monetaria.
Finora, la Bce ha avuto vita più facile sull’altro fronte, quello del contagio sugli altri Paesi dell’Eurozona ritenuti più vulnerabili. C’è stata, è vero, una forte volatilità, ma questa è stata alla fine contenuta dall’aspettativa che in un modo o nell’altro un accordo sulla Grecia si sarebbe trovato. Con l’ipotesi di Grexit oggi più concreta, anche i mercati ne terranno conto nel valutare i titoli “periferici”. Il consigliere della Bce responsabile delle operazioni di mercato, Benoit Coeuré, ha parlato della possibilità di intervenire anche con “nuovi strumenti”.
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