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Bce, all’ordine del giorno l’effetto dei tassi negativi sui bilanci delle banche

La perdita di slancio della crescita, il perdurare di incertezze connesse a fattori geopolitici, l’inflazione complessiva che si ridurrà nei prossimi mesi, i rischi orientati al ribasso, sono tutti fattori che non solo rendono necessario un «ampio grado di accomodamento monetario» ma tengono la Bce in uno stato di allerta, «pronta ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno», se la situazione dovesse peggiorare. In questa cornice, il presidente della Bce Mario Draghi ha fatto intendere ieri che due strumenti, già nella cassetta degli attrezzi e già in uso, saranno oggetto di valutazione nelle prossime riunioni del Consiglio direttivo: le operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (in arrivo una terza TLTRO) e i tassi negativi.

Sono soltanto quattro le conferenze stampa di Draghi a partire da oggi fino alla fine del suo mandato: giugno, luglio, settembre ed ottobre. È altamente probabile che in ottobre non saranno annunciate novità, mentre per luglio si saprà il nome del successore dell’attuale presidente. Settembre vedrà l’avvio delle TLTRO III, per le quali sarà la conferenza stampa di giugno la più adeguata,in termini di tempistica, per annunciare dettagli e modalità che «terranno conto di una valutazione approfondita del canale bancario di trasmissione della politica monetaria e l’evoluzione futura delle prospettive economiche». In quanto ai tassi negativi, il Consiglio direttivo dovrà valutare se, per preservane le implicazioni favorevoli, «occorra attenuarne eventuali effetti collaterali sull’intermediazione bancaria». E questo, al più tardi entro settembre.

Sebbene la Bce possa decidere in qualsiasi momento di adeguare, estendere, modificare gli strumenti nella sua cassetta degli attrezzi, Draghi è apparso ieri intenzionato a chiudere il suo mandato mettendo a punto e affinando due misure che riguardano le banche e dunque la cinghia di trasmissione della politica monetaria, e sui quali il dibattito in Consiglio direttivo è ancora aperto: le nuove TLTRO e i tassi negativi. Sulle prime, la decisione di offrirle trimestralmente è già stata presa (a partire da settembre 2019 fino a marzo 2021, ciascuna con scadenza a due anni): mancano le modalità per stabilire il tasso applicabile, il pricing. In quanto ai tassi negativi, non è ancora chiaro fino a che punto sia necessario intervenire su eventuali effetti collaterali. Proprio a questo riguardo, Draghi ha detto ieri che le banche che più si lamentano per i tassi negativi (-0,40% su depositi e nei conti correnti presso l’Eurosistema) sono anche quelle che hanno un cost-to-income ratio superiore a 80 e 90 e una bassa redditività. Nelle statistiche Bce, il sistema bancario che ha il più alto rapporto tra costi e ricavi è quello tedesco: per abbattere i costi Draghi indica il business model. Il sistema bancario europeo è «sovraffollato», ha reiterato, e vi è «un significativo bisogno di consolidamento». Le banche europee hanno una capacità in eccesso di personale e di filiali.

In quanto a operazioni di consolidamento come quella allo studio tra Deutsche bank e Commerzbank, Draghi a domanda diretta si è limitato a ricordare che il ruolo del supervisore in una fusione è quello di accertarsi che la nuova banca abbia «successo» e questo significa non solo il gradimento degli azionisti ma anche «una banca forte in grado di affrontare le grandi sfide». La porta a interventi mirati a mitigare gli effetti collaterali dei tassi negativi resta dunque aperta, ma senza grandi concessioni. Così come la terza serie delle TLTRO non farà regali. Un compromesso finale su questi due importanti nuovi strumenti di politica monetaria, sarà forse l’ultimo grande atto a firma di Mario Draghi.

Isabella Bufacchi

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