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Bce, acquisti di titoli se c’è lo shock del No. L’endorsement di Schaeuble per il Sì

La Bce ha un piano per aiutare l’Italia, se una vittoria del No dovesse provocare lunedì uno shock sui mercati. Lo ha sostenuto ieri Reuters: l’ipotesi è un acquisto di titoli di Stato italiani (lo fece dopo Brexit, come ci rivelò un banchiere centrale). L’intervento sarebbe tuttavia temporaneo e limitato. I paletti del programma di QE sembrano stretti. Soprattutto, un eventuale intervento del genere rischierebbe di suscitare l’insurrezione dei Paesi del nord, che accusano Mario Draghi da tempo, ingiustamente, di fare politiche «per salvare i Paesi del Sudeuropa».
Le indiscrezioni sulla “rete” della Bce arrivano in contemporanea con l’endorsement per il Sì di Wolfgang Schaeuble, ministro delle Finanze della Germania. Lo aveva già detto settimane fa dalla Romania. Ieri ha ribadito il concetto, a un convegno berlinese della fondazione Koerber. Il ministro cristianodemocratico ha sostenuto che se avesse il passaporto italiano voterebbe sì, anche se Renzi «non appartiene alla mia famiglia politica».
Il guardiano dei conti pubblici tedeschi è «fiducioso » che i sì prevarranno e che «tanta gente andrà a votare». Nonostante venga bollato semplicisticamente come un “falco”, non è un mistero che Schaeuble nutra una discreta fiducia nel governo Renzi e soprattutto nel suo omologo, Pier Carlo Padoan. Anche ieri il ministro tedesco ha sottolineato che il presidente del Consiglio «dà l’idea più di altri di poter fare le riforme».
Proprio Padoan è intervenuto ieri sottolineando, invece, che «il 5 sarò molto preoccupato, in caso di esito negativo, per l’interruzione del percorso delle riforme che io non auspico». Il responsabile dell’Economia ha concluso, comunque: «Non credo che lo stop ci sarà».
Anche il ministro degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier, intercettato ieri da Repubblica ha dichiarato a margine del convegno di «non essere preoccupato per l’esito del referendum in Italia: sono certo che Renzi avrà il successo necessario».
Renzi, intanto, continua la sua campagna. «Per come è scritta la Costituzione – ha detto ieri – la riforma è di tutti nel momento in cui passa con il 50 per cento più uno, è più che sufficiente». E conferma che dopo il voto modificherà l’Italicum: «A me piace, ma hanno cambiato idea tutti e credo sia giusto che vada cambiata tutti insieme». A impersonare il ruolo dell’ultra falco ci ha pensato il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, suscitando la reazione irritata di Renzi. Il ministro delle Finanze olandese ha bocciato la proposta di Jean-Claude Juncker di concedere maggiori margini per dare la possibilità ai governi di spendere mezzo punto di Pil in più per investimenti in infrastrutture. Dijsselbloem ha ricordato a Juncker che é suo compito far rispettare il Patto di stabilità e che soltanto i Paesi con i conti a posto possono concedersi misure espansive. Replica Renzi: «Dijsselbloem non ha consapevolezza di casa accade in Italia». E la Commissione ha difeso la scelta di proporre misure keynesiane per rilanciare l’economia europea.

Tonia Mastrobuoni

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