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Bce, 500 miliardi di titoli tossici


di Marika de Feo

FRANCOFORTE — Anche per Jens Weidmann, 43 anni, neo-presidente della Bundesbank, è d'obbligo la continuità della cultura della stabilità, praticata dai suoi predecessori. I guardiani della stabilità erano tutti presenti ieri, da Carl-Otto Poehl a Axel Weber (eccettuato Hans Tietmeyer), alla cerimonia di insediamento del più giovane presidente della banca centrale tedesca, nella sede di Francoforte. Weidmann sedeva a destra del presidente della Bce Jean-Claude Trichet, il quale ha esortato «più che mai alla necessità della coesione del Consiglio direttivo» . Segnali del riavvicinamento fra la Buba e la Eurotower, dopo le tensioni provocate dalle critiche di Weber sui rischi di acquisti di bond sovrani da parte della Bce. Nel suo primo discorso, Weidmann ha tenuto a fugare da subito i dubbi emersi sulla sua indipendenza — è l’ex-consigliere economico della Cancelliera Angela Merkel — ammonendo il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble a tagliare il debito in tempi buoni, anche in nome del ruolo di «modello» della Germania in Europa. La sostanza era la cultura della stabilità che i banchieri centrali di Francoforte hanno insegnato all'Europa da sei decenni, ma il tono del giovane presidente era più morbido e diplomatico del predecessore Weber, accompagnato da un sorriso amichevole. Anche quando ha ripetuto la necessità che nella crisi del debito «le politiche finanziarie dei paesi e gli investitori privati siano responsabili per le loro decisioni» . O quando ha ricordato che «provvedimenti anticrisi» , se usati troppo a lungo «possono essere connessi ad effetti collaterali considerevoli» . Non parla di «rischi» come Weber, ma auspica con fermezza il ritorno alla «normalità» della politica monetaria. D'altra parte, interpreta la tendenza in atto. La Bce da cinque settimane non acquista più bond sovrani. Ma, come confermato ieri dal rapporto 2010 dell’Eurotower, anche lo scorso anno ha fatto il pieno di titoli-spazzatura presentati dalle banche a garanzia dei prestiti ricevuti. Su 2.010 miliardi di «collaterali» , un quarto è rappresentato da attività cartolarizzate, ossia «Asset backed securities» (Abs). La quota dei titoli «tossici» è cresciuta dal 24 al 25%, in soldoni 500 miliardi di euro.

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