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Bce: 100 ispezioni sulle banche, possibile riduzione del capitale

Le banche che utilizzano i modelli interni potrebbero ottenere una «riduzione» dei requisiti di capitale al termine dell’analisi mirata avviata dalla Vigilanza della Bce quest’anno e che andrà avanti fino al 2019. Lo ha detto ieri, parlando a Vienna, Danièle Nouy, presidente del Consiglio di Vigilanza. Frase che gli esegeti della banca centrale europea faranno fatica a trovare negli interventi pronunciati da quando è nata la Vigilanza unica, tre anni fa. Fino ad oggi mai si era parlato di una riduzione del capitale prudenziale come una possibilità reale e in un orizzonte temporale certo.
Nouy ha aggiunto, ovviamente, che i requisiti di capitale a seguito dell’analisi sui modelli interni (Trim) potrebbero anche aumentare ma la novità è l’accento messo sull’alleggerimento dei requisiti, in linea con i toni più morbidi che le due «guardiane» della Vigilanza europea (assieme a Nouy c’è la Vice presidente Sabine Lautenschlaeger) sembrano aver adottato nei loro interventi dall’inizio di quest’anno. Nouy nell’intervento nella capitale austriaca ha ricordato che l’analisi dei modelli interni è il secondo maggior progetto lanciato dalla Vigilanza dopo l’analisi approfondita (comprehensive assessment) del 2014 e che Francoforte effettuerà quest’anno «oltre 100 ispezioni» presso le banche significative con l’obiettivo di valutare i modelli interni sul rischio di credito, di controparte e di mercato. Nella misurazione dei rischi, ha ricordato Nouy, bisogna trovare un giusto equilibrio tra un approccio troppo semplice, come quello basato sul rapporto tra patrimonio e attività non ponderate (il leverage ratio), che da solo avrebbe delle controindicazioni, e quello basato su modelli interni troppo complessi «esposti all’errore e alla manipolazione». La presidente del Consiglio di Vigilanza di Francoforte ha sottolineato come non tutti i rischi possano essere misurati e per questa ragione vadano utilizzate anche misure di sicurezza (backstop) come il leverage ratio. A questo proposito Nouy ha ribadito l’apprezzamento per il fatto che la Commissione europea punti ad inserire nella legislazione europea lo standard del coefficiente di leva finanziaria, oggi assente nel diritto europeo ma presente come standard internazionale. Avere a disposizione allo stesso tempo modelli interni sensibili al rischio e il più grezzo leverage ratio è come indossare contemporaneamente cinta e bretelle per essere sicuro di non perdersi i pantaloni ha detto Nouy con una metafora inconsueta. Per mitigare i possibili errori dei modelli interni, ha ricordato l’esponente della Bce, c’è a livello globale la proposta di introdurre il cosiddetto «output floor», tema su cui si sta cercando un accordo all’interno del Comitato di Basilea sulla supervisione bancaria. L’output floor è pensato per evitare che con l’applicazione dei modelli interni le banche possano detenere un quantitativo di capitale a presidio dei rischi inferiore a una certa soglia (floor). «Il pacchetto di riforme di Basilea 3 deve essere varato il prima possibile» ha ribadito Nouy che aveva già fatto degli appelli in tal senso nelle ultime settimane. A Francoforte ritengono che un approccio globale alla regolamentazione sia un elemento importante per la stabilità del sistema. L’adozione dei backstop (leverage ratio e output floor) assieme agli sforzi della Bce per la messa a punto dei modelli interni delle banche renderanno le banche europee più resistenti e aumenterà la fiducia nei loro requisiti patrimoniali. Questi ultimi sono aumentati per le grandi banche dal 9 al 3% in cinque anni. Dati simili per le banche italiane nel loro complesso secondo l’ultimo rapporto sulla Stabilità finanziaria della Banca d’Italia. Via Nazionale stima, tenendo conto dell’aumento di capitale di UniCredit da 13 miliardi, un Cet1 ratio del sistema italiano in linea con quello registrato a giugno scorso (12,4%).

Gerardo Graziola

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