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Bcc, vertice di maggioranza per correggere la way-out

La soluzione per cambiare la way-out prevista dal decreto banche agli istituti di credito cooperativo che non intendono aderire al nuovo gruppo, prenderà forma in uno o più emendamenti che verranno presentati oggi dal relatore del provvedimento alla Camera, Giovanni Sanga. Il punto di equilibrio è stato individuato ieri durante una riunione di maggioranza cui hanno partecipato anche il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, il viceministro dell’Economia, Enrico Morando e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti, oltre ai capigruppo e ai presidenti di commissione di Camera e Senato.
«Gli emendamenti raccolgono le indicazioni emerse dalla riunione – spiega Sanga-. Indicazioni che confermano l’impianto della riforma. E articolano la way-out, nel senso di consentire la non adesione al nuovo gruppo alla Bcc con patrimonio superiore a 200 milioni a fronte del conferimento dell’attività bancaria in una Spa, controllata dalla cooperativa conferente che deve mantenere l’attività mutualistica. L’affrancamento delle riserve è possibile a fronte del pagamento di un’imposta pari al 20 per cento del patrimonio netto». La way-out viene consentita anche alle Bcc con patrimonio inferiore ai 200 milioni a patto che l’uscita avvenga congiuntamente a una Bcc con patrimonio superiore a 200 milioni. Queste banche più piccole dovranno conferire l’attività bancaria nella Spa costituita dalla Bcc più grande, perdendo quindi autonomia e identità, e parteciperanno come coop al capitale della Spa con quote evidentemente di minoranza. L’operazione sarà però possibile entro un periodo di tempo probabilmente non superiore a 90 giorni dalla conversione del decreto e comunque si tratterà di casi eccezionali che saranno vagliati dalla Banca d’Italia.
Altro passaggio cruciale è l’introduzione di una data entro la quale fotografare i requisiti patrimoniali di chi vuole usufruire della way-out: il giorno è stato individuato nel 31 dicembre 2015.
Nel corso della riunione di ieri è stata valutata anche la necessità di mettere la fiducia sul decreto banche, ora in prima lettura alla Camera, anche al fine di garantirne l’approvazione entro il 15 aprile, data in cui scadono i 60 giorni per la conversione in legge, dopo il passaggio in Senato in seconda lettura.
Nel frattempo l’Antitrust ha avviato un procedimento nei confronti della Banca di credito cooperativo di Roma per l’operazione di acquisizione della Banca Padovana di Credito Coooperativo, in liquidazione coatta amministrativa, operazione interamente – anche sui profili comunicativi – sotto la supervisione della Banca d’Italia. Alla Bcc Roma viene contestata in particolare la violazione dell’obbligo di comunicazione preventiva.

Laura Serafini

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