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Bcc, va avanti la corsa all’adesione ai maxi-gruppi

Mentre il Governo fa tira e molla su un’ipotetica controriforma del credito cooperativo, le Bcc vanno dritte per la loro strada e confermano la piena volontà di procedere alla costituzione dei maxi-gruppi. Una conferma chiara in questo senso è arrivata da parte di una quarantina di Bcc aderenti al gruppo di Cassa Centrale Banca (Ccb), le cui assemblee straordinarie si sono tenute nel week-end. In tutti i quaranta casi, segnalava ieri lo stesso gruppo Ccb in una nota inviata alle banche affiliate, i soci hanno deliberato all’unanimità o a larghissima maggioranza la modifica degli statuti, approvando di fatto la piena adesione al gruppo che, al pari della concorrente Iccrea, entrerà in funzione all’inizio del 2019. Se si sommano gli esiti delle assemblee del week end a quelle già chiuse nelle scorse settimane, sono 63 le banche che hanno detto sì alla creazione del gruppo che ha sede a Trento su un totale di 87 aderenti.
Insomma: il fatto che in Senato si discuta degli emendamenti alla riforma sulle Bcc da inserire nel decreto fiscale non ha spaventato i piccoli istituti cooperativi. Del resto, a gettare acqua sul fuoco delle polemiche era intervenuto nei giorni scorsi lo stesso presidente della Commissione Finanze della Camera, Alberto Bagnai. Che aveva ridimensionato il perimetro dei correttivi garantendo la facoltà – e quindi non più l’obbligo – di aderire ai nuovi gruppi alle Bcc concentrate in alcune aree provinciali, come Bolzano e Trento, che potrebbero adottare in alternativa il cosiddetto Ips, i sistemi di tutela istituzionale adottati in Germania. I gruppi nazionali, aveva aggiunto Bagnai, possono invece «andare avanti e stare tranquilli, perché avranno la cooperazione del governo».
Forse anche per questo nessuna assemblea delle Bcc ha previsto l’inserimento di eventuali clausole di salvaguardia nelle delibere, utili a garantire un’eventuale way-out in caso di modifiche alla legge. Ad aver inserito invece una clausola di salvaguardia è stata invece una banca cooperativa dell’Alto Adige, la Cassa Raiffeisen di Nova Ponente-Aldino che, come evidenziato sul Sole 24 Ore di domenica, ha deciso di presentare al Tar del Lazio un ricorso contro la riforma del 2016 voluta dal Governo Renzi.
Se le assemblee delle banche aderenti a Ccb si terranno entro novembre, quelle delle Bcc che aderiscono al gruppo Iccrea sono concentrate nei tre weekend di dicembre prima delle festività. Nelle convocazioni di queste assemblee, come segnalato ieri da Radiocor, spiccano le deleghe da dare ai rispettivi cda per eventuali aumenti di capitale da realizzare, entro cinque anni, tramite l’emissione di azioni di finanziamento. Gli importi massimi eventuali da sottoscrivere (che dovrà sborsare poi la capogruppo Iccrea) per qualche banca sono rilevanti. È il caso della bolognese Emil Banca, guidata da Giulio Magagni, presidente anche del gruppo Iccrea, che chiederà ai soci il prossimo 9 dicembre una delega per un aumento di capitale fino a un massimo di 342 milioni. Anche la Bcc di Carate Brianza domanderà una delega all’assemblea per un aumento fino a 257,6 milioni. Cifra simile per la Cassa Rurale di Cantù (272 milioni) mentre la Bcc del Garda, guidata dall’ex presidente Federcasse Alessandro Azzi, chiede di autorizzare il cda ad un aumento fino a 110 milioni.

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