Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Bcc, si rafforzano i paletti alla «way out»

Ancora limature sul testo esaminato in Cdm: ipotesi di elevare l’imposta per il riscatto del patrimonio
L’autoriforma del credito cooperativo è diventata realtà. Il giorno dopo l’approvazione del decreto-legge che accoglie in buona parte la proposta avanzata dal sistema delle Bcc, la consapevolezza che si possa cominciare a gettare le basi per la costituzione di un gruppo bancario da 20 miliardi di patrimonio rassicura coloro che hanno contribuito a scrivere il modello italiano dell’aggregazione del credito cooperativo. A partire dall’associazione nazionale, Federcasse, che pure esprime forti perplessità per la way-out concessa a chi non vuole aderire al sistema, riscattando a sconto con un’aliquota del 20% le riserve cumulate in esenzione di imposta, perché rischia di «favorire la frammentazione del sistema». La holding unica a controllo Bcc, cui aderire attraverso un contratto di coesione senza perdere le peculiarità della mutualità e la licenza bancaria, nonostante tutto può cominciare a prendere forma. Gruppi di lavoro cui partecipano esponenti delle 364 Bcc e delle due holding industriali, Iccrea Holding e Cassa Centrale Banca, sono già operativi da settimane. A breve potrebbe essere già costituita una newco, con un capitale di qualche centinaio di migliaia di euro, da una costola delle due holding industriali per cominciare a costruire lo scheletro della nuova capogruppo, nella quale nei prossimi mesi verranno conferiti gli asset (incluse le azioni di Iccrea e Cassa centrale) e sarà sottoscritto dalle Bcc il capitale da un miliardo.
Nel frattempo, però, è già partito il lavoro di riscrittura del decreto e di traduzione in pratica delle modifiche annunciate mercoledì sera dal premier, Matteo Renzi. Fonti del ministero dell’Economia, ieri, ha ribadito che il decreto approvato dal consiglio dei ministri va considerato “salvo intese”, per cui è passibile di modifiche. Da questo punto di vista si sta già ragionando su come poter attenuare i profili di incostituzionalità legati al fatto di consentire a una banca cooperativa con un capitale minimo di 200 milioni – che ha potuto accantonare utili a riserve senza tassazione poiché la Costituzione tutela la mutualità – pagando un’imposta del 20%, di riscattare il patrimonio e svolgere attività di lucro trasformandosi in spa. Per ridurre l’impatto – e forse anche per disincentivare gli esodi dal mondo cooperativo – si stanno valutando varie ipotesi, tra cui l’opzione di alzare la soglia d’imposta, ad esempio, al 50%. E ancora: dal decreto mercoledì è stata stralciata la possibilità concessa alle Bcc nelle regioni a statuto speciale di creare un gruppo a parte. La tutela era evidentemente per le 42 casse altoatesine Raiffeisen, ma qualcuno ha temuto l’effetto contagio nelle altre regioni a statuto speciale, dove però le Bcc sono poche e frammentate.
La spinta per ottenere una via d’uscita rispetto al gruppo unico è arrivata da sette Bcc che non aderiscono a Federcasse, tra cui la banca di Cambiano, banca di Castagneto Carducci, banca di Pisa, banca di Viterbo, banca di Anagni, banca di Conversano. Tra le associate che invece non condividono l’autoriforma ci sono Cassa Padana, Banca di Bari, Banca di Bologna, mentre più possibilista è ChiantiBanca. Di queste solo Cassa Padana, ChiantiBanca e Bcc Cambiano superano la soglia dei 200 milioni. La possibilità di uscire dal sistema, comunque, può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Diventare una banca a fini di lucro dopo anni in cui si è fatto credito cooperativo può rivelarsi meno semplice di quanto si possa pensare. In un mercato, poi, dove la dimensione, la capacità di raccogliere capitali e fare efficienze sono le discriminanti per la sopravvivenza, il rischio di finire presto assorbiti da qualche grande gruppo bancario non è affatto remoto. Alla prova dei fatti bisognerà vedere chi davvero si avvarrà della way-out.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’anno del Covid si porta via, oltre ai tanti morti, 150 miliardi di Pil. Ma oggi si può dire che...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Forte crescita dell’attività di private equity nei primi due mesi dell’anno. Secondo il dodices...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Goldman Sachs ha riavviato il suo trading desk di criptovalute e inizierà a trattare futures su bit...

Oggi sulla stampa