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Bcc, si rafforza la capogruppo Banca dati sui crediti deteriorati

Sarà un faccia a faccia fra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, questa mattina, a decidere se il provvedimento finalizzato a rafforzare la stabilità del sistema bancario sarà varato dal consiglio dei ministri di domani. Il provvedimento, molto atteso dai mercati, con i capisaldi dell’autoriforma delle Bcc, le disposizioni sulla garanzia dello Stato per agevolare la cessione delle sofferenze, l’accelerazione del recupero dei crediti e alcune norme sul diritto fallimentare,rischia infatti di slittare. L’anticipazione dei correttivi sul diritto fallimentare (in particolare, la specializzazione dei tribunali, l’albo delle procedure concorsuali e la mediazione volontaria) potrebbe contribuire a determinare un possibile allungamento dei tempi, considerato anche – come anticipato ieri da IlSole24Ore – il braccio di ferro tra il ministero dell’Economia e quello di Grazia e Giustizia sulla materia fallimentare. Non solo: qualche giorno in più potrebbe far maturare alcuni ritocchi di dettaglio per lo schema di garanzia sulle cartolarizzazioni che abbiano come sottostante i non performing loans.Allo studio ci sarebbe anche l’istituzione di una “banca dati dei crediti deteriorati”, ritenuta utile dagli esperti del settore specialmente per le banche medio-piccole, per ridurre gli elementi di incertezza che frenano i prezzi di vendita dei crediti in sofferenza. Ma, in definitiva, ciò che davvero verrà messo a fuoco nell’incontro di oggi a Palazzo Chigi è l’ordine di priorità delle misure di politica economica, dopo che anche la giornata di ieri in borsa ha visto un’altra seduta da brividi, con un’altra ondata di vendite sui titoli bancari. Quanto continui a essere profondo il gap dell’Italia nei confronti del resto d’Europa, per quel che riguarda il recupero crediti(elemento decisivo ai fini della valutazione di mercato dei prestiti deteriorati),lo hanno spiegato, del resto, gli esperti del Cerved, nel corso di un’audizione alla Camera:«Stimiamo in media pari a circa circa 7,3 anni i tempi del recupero crediti» hanno dichiarato. Altrettanto essenziale, secondo gli operatori, è la riforma del credito cooperativo. I capisaldi della riforma fanno perno sulla costituzione di una capogruppo spa unica: nel decreto non si fa riferimento a una percentuale minima che dovrà essere posseduta dalle Bcc, ma si parla di «maggioranza». Lo stesso testo, però, consente, nell’eventualità che il sistema abbia necessità di risorse, di scendere anche al di sotto del 51 per cento. Nel documento ancora non è stata fissata una soglia minima di capitale che la capogruppo dovrà avere, perchè fino a ieri restava l’indecisione tra 800 milioni e un miliardo, anche se ci si sta orientando sempre più verso il tetto massimo.
Il decreto prevede l’adesione volontaria alla capogruppo attraverso un patto di coesione. Il testo rinvia a Bankitalia il compito, attraverso i regolamenti attuativi, di definire le caratteristiche della capogruppo, come la qualità dell’assetto azionario o i requisiti minimi. E ancora: sempre all’istituto di vigilanza è affidato il compito di vagliare il patto di coesione. Quest’ultimo, infatti, verrà elaborato in maniera autonoma dal sistema delle Bcc: nel corso degli ultimi mesi è già stato messo a punto un documento composto da 40 articoli. Il decreto stabilisce i principi che devono ispirare il patto: alla capogruppo viene affidato il potere di gradimento o veto sulla maggioranza dei consiglieri di amministrazione delle singole banche. Ma al contempo prevede che il patto di coesione si applica in base ai criteri di rischiosità delle banche. Questo significa che sarà il contratto stesso di coesione a prevedere una gradualità: se la rischiosità aumenta in modo limitato, il potere di gradimento può essere su un consigliere, per poi salire a un numero maggiore di componenti proporzionalmente al grado di rischio del singolo istituto. In caso di sana gestione, le nomine vengono lasciate all’assemblea della Bcc. Si può arrivare fino al caso limite dell’esclusione di una banca dal gruppo, se le nomine vengono fatte reiteratamente in contrasto con l’indirizzo della capogruppo. Il testo, ad oggi, non prevede una way-out per chi non aderisce, visto che è obbligata la strada della trasformazione in spa o in popolare rinunciando alle riserve. Ma l’ipotesi di consentire un affrancamento, ovvero un riscatto a sconto delle riserve per non perdere la licenza bancaria, è all’attenzione di palazzo Chigi. Che potrebbe decidere di inserirlo per mitigare il rischio di incostituzionalità del decreto nella parte in cui, in sostanza, obbliga all’adesione alla nuova capogruppo.
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