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Bcc, è scontro tra le capogruppo sulle azioni Iccrea

È muro contro muro tra Iccrea e Cassa centrale banca, le due società candidate a diventare capogruppo nell’ambito della costituzione dei nuovi gruppi di credito cooperativo. Se fino a ieri le due società si sono fatte concorrenza per contendersi l’adesione delle varie Bcc (Iccrea ha ottenuto 162 adesioni; Ccb 110), adesso è iniziato un braccio di ferro sul destino delle azioni di Iccrea (il cui capitale è suddiviso tra tutte le Bcc, le federazioni del credito cooperativo e la stessa Ccb) possedute dalle Bcc che intendono aderire a Cassa centrale. Tanto che nei giorni scorsi è dovuta scendere in campo la Banca d’Italia per tentare una mediazione.
Secondo le prime stime la quota di capitale in mano alle Bcc aderenti a Ccb sarebbe pari a circa il 20% di Iccrea e potrebbe valere attorno a 200 milioni. La consapevolezza che il destino di quei titoli andava prima o poi deciso, vista la scelta di creare due capogruppo separate, c’era da tempo. Ma in Icrrea si riteneva che la questione andasse affrontata una volta che i due gruppi avessero ottenuto il via libera alla costituzione da parte di Banca d’Italia e della Bce (cosa che non avverrà prima dell’inizio del prossimo anno). Cassa centrale ha invece deciso di accelerare sulla questione qualche giorno fa, inviando una lettera a tutte le Bcc che intendono aderire al gruppo trentino. Le richieste indicate nella missiva, datata 7 giugno, lasciano in qualche modo supporre che la Ccb possa aver avuto difficoltà nel mettere assieme i 690 milioni di capitale per fare l’aumento necessario a rispettare i requisiti minimi richiesti dalla legge di riforma. Buona parte della Bcc aderenti a Ccb ha sinora assunto impegni a sottoscrivere solo in parte la quota di aumento per la quale era stato richiesto il loro apporto. La lettera le sollecita ora ad aumentare l’impegno fino al massimo dell’importo, «ferma la possibilità che l’operazione venga poi concretamente realizzata per importi inferiori in sede di esecuzione». Le banche sono chiamata a specificare anche l’importo stimato per i conferimenti nell’aumento di Ccb delle loro partecipazioni in Phoenix, Informatica bancaria finanziaria e Assicura (nel complesso queste partecipazione avrebbero un valore non superiore a 130-140 milioni, importo più basso rispetto alle stime iniziali di Ccb e pari a oltre 200 milioni). C’è poi il passaggio sulle azioni di Iccrea. ««Ai sensi della normativa vigente le singole Bcc risultano sprovviste di un diritto di recesso in grado di assicurare il rimborso della liquidazione delle partecipazioni detenute in Iccrea – si spiega -. Pertanto, al fine di smobilizzare tali partecipazioni, è necessario intraprendere un percorso di natura negoziale che faccia leva sul conferimento pro quota da parte delle Bcc a Ccb di un numero di azioni di Iccrea pari al 9.99% del capitale. A fronte di tale conferimento, da effettuarsi nell’ambito dell’operazione di aumento di capitale, le Bcc conferenti riceveranno in concambio azioni di Ccb». Si spiega inoltre che Iccrea non può opporsi alla cessione in assenza di una clausola statutaria di recesso a favore del cedente. L’obiettivo di Ccb, dunque, sembra essere quello di poter usare le azioni di Iccrea per supportare il proprio aumento di capitale. Nei giorni scorsi il dg di Iccrea, Leonardo Rubattu, ha chiarito che le azioni di Iccrea non possono essere cedute a terzi senza l’ok del cda della banca. E che lo statuto di Iccrea prevede un vincolo al possesso azionario del 5 per cento. Ha inoltre escluso che la banca stia pensando a un buyback di quelle azioni: in verità nell’assemblea di Iccrea convocata per il 23 giugno per l’approvazione del bilancio è previsto il riacquisto di titoli propri, ma si tratta di quelli rinvenienti dal recesso esercitato in occasione del reverse meger tra Iccrea holding e Iccrea banca avvenuto lo scorso anno (per la costituzione di un fondo ad hoc in cui conferirle).

Laura Serafini

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