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Bcc Roma: «Pieni poteri alla spa e autonomia alle banche»

«Una capogruppo che abbia pieni poteri e accentri alcune funzioni, come la gestione della liquidità e della tesoreria, il controllo dei costi e la definizione dei livelli di efficienza, non è inconciliabile con un modello di gruppo bancario che lasci autonomia alle banche di credito cooperativo che fanno bene il loro lavoro». Mauro Pastore, direttore generale della Bcc di Roma, la più grande in termini di patrimonio netto (oltre 700 milioni), parla del modello di gruppo unico del credito cooperativo del quale auspicano la costituzione. «La scadenza per esercitare la way-out è passata – aggiunge – Noi siamo rimasti pur avendo la possibilità di uscire. Lo abbiamo fatto perchè siamo sempre stati una banca copperativa, veniamo da 60 anni di cooperazione e crediamo in questo modello come alternativa a un’attività economica con scopo di lucro. Vogliamo però che il nuovo gruppo abbia alcuni elementi essenziali: in particolare, che mantenga le Bcc al centro del progetto e che queste non divengano soltanto una rete di sportelli, ma siano ancora il luogo nel quale vengano decise e sviluppate le sorti dell’economia dei territori, con leve sufficientemente ampie a far sì che chi è capace di fare questo mestiere continui a farlo bene».
I cda di Iccrea Holding e di Cassa centrale banca (che fa base a Trento), le due principali banche di servizi del credito cooperativo, hanno approvato mercoledì le nomine per il nuovo comitato di fusione. Il comitato dovrà valutare l’esistenza – sia in termini di principi costitutivi che di fattibilità economica – dei presupposti perchè si possa dare vita a un unico grande gruppo, includendo anche le 40 banche del Trentino che in base alla legge di riforma avrebbero facoltà di creare un gruppo a parte. Le due banche di secondo livello sono coinvolte perchè è dalla loro integrazione che sorgerebbe la nuova capogruppo. I primi passaggi formali verso la creazione di una capogruppo sono intanto calendarizzati: le assemblee di Iccrea banca spa e Iccrea Holding sono convocate per luglio. Dovranno deliberare la fusione per incorporazione, attraverso un reverse merger, della seconda nella prima. Il nuovo soggetto sarà la capogruppo: se il comitato stabilirà che si può costituire un unico gruppo, allora anche Cassa centrale banca verrà integrata nel sistema e passerà sotto il controllo di Iccrea spa, che presumibilmente in seguito cambierà nome.
La questione della governance non è la reale preoccupazione. La vera sfida sarà il modello di gruppo bancario. Pastore, assieme ad Alessandro Azzi (presidente di Federcasse), Giulio Magagni (presidente di Iccrea holding), Giuseppe Maino (vicepresidente), fa parte del comitato. Ai dieci componenti (amministratori e direttori di Bcc), affiancati da dirigenti delle due banche di secondo livello, è stato un dato un mese di tempo per verificare se si debba dare vita un gruppo unico o a due gruppi.
«Nei prossimi giorni saranno pubblicate le disposizioni attuative della Banca d’Italia che inevitabilmente riporranno una gradualità del livello di autonomia lasciato alle Bcc in base alla virtuosità, perchè questo principio è previsto dalla legge – chiosa Pastore -. Non mi aspetto che in esse sia però stabilito come vada declinata la gradualità e che le Bcc siano destinate solo a divenire una rete di sportelli. È?una scelta che spetterà a noi, come sistema, autodeterminare il livello di autonomia. Una sfida che non sarà facile: immaginare un modello che funzioni, con le banche in grado di continuare a esercitare autonomo ruolo virtuoso sul territorio e la holding che le renda più forti con prodotti, servizi e una gestione accentrata dei rischi, della liquidità. Il punto debole è nel fatto che talune Bcc hanno esercitato male questa autonomia e che potrebbero continuare a farlo anche domani. In futuro il gruppo dovrà dimostrare di saper intervenire tempestivamente e con soluzioni definitive delle crisi. In passato non è stato così, talvolta si è optato per soluzioni meno dolorose che non hanno affrontato alla radice problematicità che poco dopo si sono ripresentate».
Pastore insiste sul fatto che l’accentramento non leda necessariamente l’autonomia. «Già oggi noi, che siamo la Bcc più grande, eroghiamo i crediti superiori a 5/7 milioni insieme a Iccrea banca impresa, perchè riteniamo che possano rappresentare un rischio che non vogliamo correre da soli. Questo non lede l’autonomia – spiega il banchiere -. Ciò accadrebbe, invece, se il credito venisse erogato direttamente dalla capogruppo e il rapporto con il cliente viene gestito da essa. A quel punto la banca rischierebbe di non aver nessun ruolo sul territorio e il modello del gruppo di credito non sarebbe più cooperativo, ma diventerebbe più vicino a modelli come Unicredit o IntesaSanPaolo. Nel sistema cooperativo tutte le volte che non è necessario togliere attività alla rete e lo si fa è un errore madornale».

Laura Serafini

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