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Bcc, rischi di infrazione sulla way-out

I tecnici della Camera puntano il riflettore sui rischi di apertura di infrazione connessi alla cosiddetta clausola di way-out prevista per le Bcc che non vogliono aderire all’autoriforma del credito cooperativo. Il rilevo è contenuto nel dossier del servizio bilancio sul decreto-legge banche ora all’esame finanze. L’attenzione, in particolare, è sull’imposta fissata al 20% del patrimonio netto per le banche che non intendono aderire alla nuova capogruppo e che in questo modo vogliono riscattare le riserve cumulate in esenzione di imposta.
«Andrebbero acquisiti elementi in merito alla compatibilità con l’ordinamento europeo al fine di escludere eventuali procedure di infrazione», si legge. Nell’analisi si ricorda che la Banca d’Italia aveva evidenziato, al riguardo, «la necessità di valutare se la misura prevista per l’imposta straordinaria non conceda vantaggi ingiustificati a chi esercita l’opzione di uscita, risultando inferiore al complesso delle agevolazioni fiscali ricevute dalla cooperativa nel corso del tempo». Il servizio bilancio si sofferma anche sul sistema delle garanzie per le cartolarizzazione dei crediti in sofferenza: si sollecitano chiarimenti su costi ed effetti derivanti dalla garanzia statale per le cartolarizzazioni. In particolare, si fa notare che la relazione tecnica al decreto legge «non evidenzia i parametri in base ai quali» è stato determinato l’importo di 100 milioni stanziato per finanziare tale operazione. Le spese complessive degli interventi, inoltre, «appaiono suscettibili di produrre effetti anche sull’indebitamento netto e sul fabbisogno».
Il Governo viene quindi invitato a fornire i risultati del monitoraggio delle entrate derivanti dalla proroga dei termini relativi alla cosiddetta voluntary disclosure. Nel frattempo ieri la commissione finanze ha ultimato l’esame di ammissibilità degli emendamento al decreti, dichiarandone inammissibili 46 e lasciandone in piedi circa 300.
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