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Bcc, il nuovo polo del Triveneto nasce sotto gli auspici di San Biagio

Se il progetto andrà in porto, con il voto favorevole dei soci, ci sarà voluto praticamente un anno esatto per dare vita alla prima banca di credito cooperativo del Triveneto, nella “top 5” delle Bcc italiane per dimensioni. Una aggregazione atipica, quella fra Banca Prealpi (l’istituto di riferimento dell’alto Trevigiano, sede a Tarzo, 9.100 soci e oltre 71mila clienti, copre un’area che ricade principalmente sulle province di Treviso e Venezia, ma con ramificazioni in Valbelluna e Atestino, raccolta diretta oltre quota 2 miliardi) e Banca San Biagio del Veneto Orientale (sede a Fossalta di Portogruaro, baricentro sul litorale veneziano, ma copertura fino a Treviso e alle province di Pordenone e Udine, 9.700 soci e 21mila clienti, raccolta diretta che supera i 650milioni euro).

Atipica perché, a vedere i dati, nessuna delle due realtà avrebbe bisogno di un matrimonio. Nessuna delle due è in difficoltà, o ha l’esigenza di trovare un partner per fare media con indicatori in sofferenza: le due banche sono finanziariamente solide, redditualità e patrimonio non creano preoccupazioni. Ma in una regione come il Veneto ci sono due esigenze relativamente nuove: quella, per imprese e famiglie rimaste orfane (e scottate) dopo la crisi delle popolari, di trovare nuovi riferimenti, e quella, per chi opera nel settore, di conquistare la fiducia di chi l’ha persa.

Della possibile integrazione i rispettivi presidenti e direttori – che ben si conoscono e si frequentano da anni: da gennaio 2019 entrambi gli istituti sono entrati a far parte del Gruppo Bancario Cooperativo Cassa Centrale, base a Trento – parlano dallo scorso giugno, e da una prima telefonata che ha messo sul tavolo l’idea: e se unissimo le forze?

All’idea sono seguiti i calcoli: unendo 3,2 miliardi di Bcc Prealpi e quasi 900 milioni di San Biagio, la raccolta complessiva delle banche aggregate supererebbe 4,1 miliardi, con 58 filiali, 457 dipendenti, impieghi lordi alla clientela oltre 2 miliardi.

San Biagio non è un riferimento a un luogo: secondo la tradizione il fondatore della Bcc, un parroco, aveva deciso di fare qualcosa contro il crescente fenomeno dell’usura, e nel nome aveva voluto rendere omaggio al vescovo martire che si invoca contro il mal di gola, la parte del corpo che viene simbolicamente stretta quando si finisce nella morsa degli strozzini.

Banca Prealpi ha una storia che risale al 1894, ed è cresciuta per successive fusioni; San Biagio ha radici datate 1896; territori contigui, nessuna sovrapposizione e duplicazione, e dunque nessun dimagrimento all’orizzonte. Anzi. Negli anni in cui altre banche “di territorio” si muovevano con crescite della raccolta a due cifre, le Bcc – tutte – venivano velatamente accusate di immobilismo, di essere un modello vecchio: facile, a posteriori, dire che quella crescita lenta e ponderata ha pagato rispetto agli azzardi, e forse è stata penalizzata proprio dalle condotte poco ortodosse delle ex popolari ora fallite. E quando la crisi è esplosa, i conti sono stati tenacemente mantenuti in ordine grazie a prudenza e a una estrema diversificazione.

L’indicatore Cet 1 Ratio segna per Bcc Prealpi 20,2%, per Bcc San Biagio 19,9%, e per la futura possibile aggregazione 20,2%: un valore molto elevato, che consente – secondo gli analisti che hanno esaminato la posizione di partenza – «di adottare politiche di espansione più ambiziose, mentre il cospicuo patrimonio conferisce alla Banca basi molto solide e interessanti prospettive di crescita»; in altre parole di servire ogni tipo di impresa, anche le più grandi e quelle con le maggiori esigenze di crescita.

Parallelamente resta solida la qualità del credito: il valore del Npl ratio netto segna 3,2% per Prealpi, 3,6% per San Biagio, 3,3% per una unica realtà che potrà contare su un patrimonio di oltre 347mila euro.

Le prossime tappe vedranno una serie di preassemblee in più sedi per spiegare da vicino ai soci il progetto; le due assemblee si terranno il 18 maggio per San Biagio e il giorno successivo per Prealpi. Nelle due sedi di Tarzo e Fossalta di Portogruaro – entrambe mantenute in caso di fusione – si guarda alle potenzialità che potrebbero essere espresse: c’è da innovare e investire in tecnologia, per seguire quei clienti che chiedono velocità e uso del cellulare per le operazioni bancarie. E dall’altra parte c’è da garantire il servizio nei sempre più numerosi paesi rimasti privi non solo di filiale, ma anche di uno sportello bancomat, come Fregona, Treviso, dove Prealpi ha portato tre anni fa una apparecchiatura moderna che consente, oltre al prelievo, versamenti e pagamento utenze. E c’è soprattutto da immaginare un percorso di modernità che tenga conto del bagaglio storico delle Bcc, con le liberalità, il supporto alle associazioni sportive, alle scuole, alla sanità e al recupero del patrimonio artistico. Solo Prealpi ci ha messo 1,350 milioni nel 2018, e proporrà una dote di 1,650 proprio nella prossima assemblea. Le attività comprendono le casse di mutuo soccorso che finanziano attività di prevenzione e informazione, screening, acquisto di macchinari: una motoambulanza che d’estate garantisce il pronto intervento ai turisti nel Veneto orientale è stata donata dalla Bcc che ha anche garantito il restauro della chiesa di Fossalta, rimasta inagibile per anni in seguito a danni strutturali. San Biagio, anche oggi, approverebbe.

Barbara Ganz

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