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Bcc, mediazione fallita sul gruppo unico

Azzi: Cassa centrale segue un suo percorso ma «continuiamo a lavorare per l’unità»
Lo scisma all’interno del sistema del credito cooperativo si è definitivamente consumato. Il sistema che fa capo a Iccrea banca procederà alla costituzione di un gruppo bancario su un binario separato rispetto al percorso intrapreso dal sistema trentino, che ruota attorno a Cassa centrale banca. Ieri mattina si è tenuto un board di Iccrea banca che in qualche modo avrebbe dovuto fare il punto su un ultimo tentativo di ricucire lo strappo con Trento. Qualche giorno fa il presidente di Federcasse, Alessandro Azzi, aveva tentato un’ulteriore mediazione con una missiva inviata a Cassa centrale, che però non ha sortito risultati.
Ieri è stato lo stesso Azzi, in occasione di una conferenza stampa organizzata per fare il punto sull’operato della federazione rispetto alla riforma e alla sua attuazione, a confermare che oggi «non ci sono novità rispetto al fatto che Cassa centrale» segua un suo percorso, anche se «continuiamo a lavorare per l’unità con la speranza che si possa dare vita a un gruppo unico». Azzi ieri ha spiegato che con le disposizioni emanate il 3 novembre dalla Banca d’Italia si è chiusa una prima fase regolamentare. Il presidente ne ha tratto un bilancio positivo, con una norma generale che tiene conto dell’autonomia e delle prerogative del sistema mutualistico del credito mentre sulle disposizioni attuative «forse si poteva ottenere qualcosa di più», anche se queste, a suo avviso, tutto sommato lasciano spazio per tutelare l’autonomia delle Bcc nel nuovo gruppo unico.
A questo punto del percorso, ha spiegato Azzi rispondendo a una domanda, potrebbe prendere una decisione sull’ipotesi di fare un passo indietro. «Faremo una eventuale riflessione nell’ambito degli organi collegiali» ha detto. Proprio oggi si terrà l’assemblea di Federcasse e in questa occasione il presidente potrebbe mettere sul tavolo il bilancio del suo lavoro, che comunque sul piano normativo e regolamentare ha portato a casa risultati, nonostante la mediazione per arrivare alla fusione tra Iccrea banca e Cassa centrale banca non abbia sortito grandi effetti.
Secondo qualcuno Azzi potrebbe anche puntare a un rafforzamento della fiducia e magari guardare in futuro anche ad un ruolo nella governance della capogruppo. In ogni caso ormai i tempi per cominciare a dare forma al nuovo o ai nuovi gruppi unici stringe. Ed è fondamentalmente per questo motivo che i margini di negoziato con i trentini si sono esauriti. Almeno sull’ipotesi sulla quale si è lavorato fino a ieri: e cioè portare Ccb sotto il controllo di Iccrea e far entrare le Bcc trentine nel capitale della nuova capogruppo, che sarà plasmata su Iccrea banca, e nel quale oggi non sono rappresentate. I motivi del contendere sono il peso che le banche trentine avrebbero avuto nella governance, il trasferimento della sede da Roma a Milano. Ma in realtà sono in molti a puntare il dito sulla minore efficienza del sistema informatico che fa capo a Iccrea rispetto al sistema Phonix di Ccb, al quale fanno comunque capo molto bcc italiane, circa 150.
Ed è tra queste banche che Cassa centrale sta cercando le adesioni per dare vita al gruppo alternativo. Con una difficoltà in più rispetto a Iccrea: la legge prevede che la capogruppo debba avere un patrimonio netto minimo di 1 miliardo. Iccrea banca parte da una dotazione di 1,7 miliardi, mentre Ccb parte da circa 280 milioni. Per avere il via libera dalla Banca d’Italia deve raggiungere almeno 1,3 miliardi: dunque, chi aderisce al sistema trentino deve mettere mano al portafoglio. Cassa centrale è fiduciosa e dichiara almeno 70 preadesioni; la prossima settimana completerà il tour del paese per raccogliere i consensi e dovrebbe cominciare a scoprire le carte sulle forze sulle quali potrà contrare. Iccrea banca ha già presentato una prima struttura del nuovo gruppo alla Bce, che ha dato un via libera di massima nei mesi scorsi.
Manca però la sostanza: il numero di banche che faranno parte del gruppo e il patto di coesione, che dovrà essere uguale per tutti i gruppi per evitare speculazioni da parte di chi volesse attirare più banche promettendo maggiore autonomia rispetto alla capogruppo. La fase vincolante per le adesioni scatterà probabilmente nei primi mesi del 2017: a quel punto si vedrà se Cassa centrale banca avrà vinto la sua sfida. Altrimenti dovrà tornare sulla strada del gruppo unico, ma questa volta senza poter più rivendicare un peso nella governance della capogruppo. “Lavoriamo con l’obiettivo del gruppo unico – spiega Mauro Pastore, direttore generale della Bcc di Roma – anche se i segnali che questo si possa realizzare non ci sono”.
Ieri il direttore generale di Federcasse, Sergio Gatti, ha fornito i dati sul bilancio di coerenza delle Bcc del 2016, da cui emerge che il rapporto tra impieghi e la raccolta è salito dall’83,8 all’84,5 per cento rispetto al 2015, il Cet1 medio si attesta al 16,6% contro una media del 15,1% delle altre banche. Ha poi messo in evidenza come le misure varate in questi giorni dalla Commissione europea sulle banche hanno lasciato inalterato un meccanismo sponsorizzato anche dal credito cooperativo e sul quale l’Eba si era mostrata dubbiosa. Si tratta del Sme’s supporting factor, un fattore “mitigante” che consente di ridurre l’assorbimento patrimoniale (dal 100 al 75%) delle banche nel caso di finanziamenti alle piccole e medie imprese. Grazie a questo fattore nel 2014 le Bcc hanno risparmiato un punto percentuale di Cet1, che corrisponde a 500 milioni di patrimonio.

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